===== La donna senza cuore ===== Una donna, bionda, alta, slanciata, con lo sguardo fiero compare nell'open space del distretto di polizia e si dirige direttamente nell'ufficio a vetri del capitano. Entra senza bussare e butta una busta del ministero sulla scrivania del capitano allibito che, mentre alza lo sguardo, la vede sedersi impettita senza averne avuto il permesso. Il suo sguardo gelido e freddo lo trattengono dal recriminare per quell'atteggiamento irrispettoso.
Soppesa la busta tra le dita mentre osserva la donna dagli occhi grigi ed il mento sfuggente. Sarebbe una bella donna se non emanasse quell'aura di gelo e distacco intorno a se.
Apre la busta ed il suo sguardo è dapprima sorpreso poi, durante la lettura passa dall'allibito allo stupefatto al meravigliato.
Quando rialza ed incrociano lo sguardo leggo sul volto del capitano sorpresa e paura, subito repressi.
Alza il telefono e compone un numero interno, il mio. Alzo lo sguardo quando vedo il numero verso l'ufficio e mi fa cenno con la mano di andare da lui mentre abbassa il telefono. La sedia scricchiola di contentezza quando mi alzo per andare dal capitano. I miei passi risuonano nel silenzio irreale dell'ufficio. Apro la porta e sento il capitano dire "JJ questa è la tua nuova collega".
Il mio sguardo si posa sulla donna che non ha mosso un muscolo, nemmeno si è voltata verso di me poi, senza distogliere lo sguardo dalla collega "capitano le devo parlare un attimo" e senza aspettare risposta, certo che il capitano mi seguirà, mi dirigo verso la stanza insonorizzata.
Non appena entra "JJ so cosa vuoi dirmi ma ho le mani legate è un ordine dall'alto"
"non me ne frega un cazzo e lo sai bene, potrebbe anche averla mandata Dio in persona io non farò da balia a nessuno" e, dopo una pausa "o la vuoi vedere morta? e poi? ma chi cazzo è quella ragazzina? avrà sì e no 25 anni non può già essere un investigatore".
Il capitano mi porge la lettera che ha portato con se. È un foglio bianco con scritto solo "Jane da affiancare a JJ" con la firma a mano del ministro.
Ho conosciuto il ministro 15 anni fa quando ero ancora di pattuglia ed è stato coinvolto in un attentato ma non credevo si ricordasse di me. E poi perché assegnare a me questa Jane?
Guardo il capitano negli occhi poi guardo fuori del vetro della porta verso l'ufficio del capitano. Jane è sempre seduta immobile nella stessa posizione. "Sai benissimo" dico "che se quella viene con me non arriverà a stasera, e non scherzo."
Non dice nulla ma so che ha le mani legate.
Esco senza dire altro, prendo la pistola dal cassetto della mia scrivania ed esco dall'ufficio.
Non appena mi siedo nella macchina Jane si materializza sul sedile del passeggero. Guarda diritto davanti a se. Solo ora la guardo in volto, solo ora vedo davvero i suoi occhi, non sono del classico grigio screziato, venato e tempestato di gemme biancastre, no sono compatti, un grigio acciaio senza alcuna venatura, senza alcun puntino, la pupilla è l'unica isola di vita in quel mare inflessibile.
Senza dire una parola, ingrano la marcia e parto. So guidare bene, sono veloce, spericolato e, per chi non è abituato, spaventoso nel traffico cittadino sorrido, sicuro che alla prossima curva sarà terrorizzata o vomiterà. Quando mi accorgo che, invece, sta verificando la carica delle sue armi resto sorpreso. Tre pistole, e dove le aveva nascoste? Mi reputo un buon osservatore ma a parte quella dietro la schiena e quella alla caviglia non avevo notato la terza, sono certo non ci fossero "bozzi" sotto il vestito attillato.
Quando mi trovo a tre isolati dalla mia destinazione rallento e mi parcheggio dietro un cassonetto. Scendo dalla macchina e mi accendo una sigaretta guardandomi in giro, ci sono almeno cinque persone armate che ci osservano, questo è il territorio dei "Los Locos", una banda di paraguensi che controlla il traffico di droga, e non solo, nella zona.
Mentre mi dirigo verso il garage di Carlos osservo Jane con la coda dell'occhio. Non fa una piega, non dice niente, non si guarda intorno, non manifesta alcuna emozione, avanza al mio fianco come fosse fatta di ghiaccio.
Prima che arrivi al garage Carlos esce e si piazza tra i due sgherri appostati ai lati dell'entrata, appoggia il piede destro su un bidone, si appoggia alla gamba sollevata e fuma un sigaro. Quando sono a portata di voce fa "avete visto ragazzi? JJ l'armadio è venuto a farci visita" poi, rivolto a me ed accennando alla mia collega "hey amigo è tua la bionda?" io la guardo e, sorridendo a Carlos, "no, è sua".
Dal garage escono altri tre. Tutti, a parte gli sgherri di fianco all'entrata, si dirigono minacciosi verso Jane che non batte ciglio.
Mi siedo sul bidone a vedere che succede.
Jane li guarda in faccia uno per volta poi fa un passo verso il più grosso e gli tira un colpo alla gola, nell'incavo tra la congiunzione delle clavicole, questo lo stende. I tre lo guardano rantolante a terra "brutta troia" e fanno per avventarsi quando Carlos "fermi o vi fa secchi, soccorrete Pequeño invece" e rivolgendosi a me "dove l'hai trovata questa?". Faccio l'ultimo tiro e lancio il mozzicone espirando il fumo "l'ho trovata per strada, parliamo di affari" ed entro nel garage.
Un paio di ragazzi sono sotto una camaro nera mentre un altro sta mettendo le mani nel motore di un pick-up. L'ufficio di carlos è un cubicolo completamente insonorizzato di due metri per tre di vetro antriproiettile alto fino al soffitto. La mia collega si appoggia ad alcuni scaffali con le braccia incrociate, io mi siedo sulla scrivania mentre Carlos chiude la porta.
Estraggo una foto e la passo a Carlos chiedendogli "cosa sai di questo?"
Carlos è un porco maiale trafficante in droga, armi e sesso ma rimane disgustato dalla foto e vomita nel cestino della carta. Jane prende la scatola dei fazzolettini di carta dalla scrivania e glieli porge.
Quando si ricompone mi guarda "non crederai che…" non lo lascio terminare "so benissimo che tu non c'entri, sei uno schifoso bastardo ma questa non è opera tua."
La foto è stata scattata nel parco cittadino, dov'è stato rinvenuto il corpo di una bambina di circa sei anni orrendamente smembrato, mutilato e sezionato. Il medico legale non ha ancora appurato se è stata anche stuprata ma, di sicuro, sa che non sono stati trovati cuore e fegato.
"È stata trovata ieri sera nel parco, a due passi da qui. Dimmi cosa sai?"
Carlos scuote la testa, apre la porta e "Pequeño vieni qui"
Pequeño arriva massaggiandosi la gola, guardando storto Jane che sorridendogli solo con la bocca "Pequeño non guardarmi o ti taglio le palle". Carlos ride mentre Pequeño se le protegge con le mani.
Carlos guardandoci si rifà serio e comincia a parlare in spagnolo. Pequeño sgrana gli occhi, fa un cenno d'assenso con la testa ed esce.
Carlos mi guarda con un sorriso triste "l'ho mandato a sguinzagliare occhi ed orecchie capo, non appena so qualcosa ti avverto".
Mi alzo ed esco, appena uscito dall'ufficio mi accendo una nuova sigaretta. Jane è rimasta a fissare con lo sguardo gelido Carlos e la sento dire "spera di non rivedermi da sola", sorrido compiaciuto, la ragazza è forte.
Mi avvio verso la macchina, quando faccio per aprire la portiera mi frega le chiavi di mano, si mette al posto di guida, mi sorride, questa volta anche con gli occhi e mi fa "sei troppo lento, guido io".
Sono sempre stato il pilota più abile e veloce di tutta la polizia dai tempi dell'accademia, nessuno mi ha mai definito "lento" alla guida, quindi sorpreso e divertito mi siedo al posto del passeggero. Si volta a guardarmi e fa cenno con la testa alla cintura di sicurezza che non ho ancora allacciato "dove?" accondiscendendo a mettermi la cintura "dai Rico Muertes".
Jane parte. È una pazza scatenata alla guida, meno male ho messo la cintura. I 23 km di traffico cittadino dell'ora di punta li vola in quattro minuti netti, senza nemmeno mettere la sirena. Cristo, quando si è fermata a cinque centimetri dal camion della spazzatura mi sono quasi cacato sotto dalla paura. La maniglia del tettuccio mi è rimasta in mano. La guardo, bianco come un cencio, e le dico con gli occhi sgranati "non farlo mai più". Esco dalla macchina, i pneumatici stanno fumando, lei, calmissima, esce e mi guarda dall'altro lato della vettura "questa macchina è uno schifo stasera nell'officina del distretto vedo cosa posso fare".
La guardo sorpreso, chiudo la bocca ed andiamo dai ragazzi di Rico.
L'ufficio di Rico è in una discoteca, a quest'ora ovviamente chiusa al pubblico. Non appena ci vede arrivare manda a chiamare qualcuno e ci viene incontro porgendomi la mano.
"JJ carissimo" mi fa prendendo la mia mano e dandomi una pacca sulla spalla "sei qui per la ragazzina vero? ho mandato a chiamare Lou che sa sempre tutto"
"Lou il barbone?" l'interrompe Jane
Rico la guarda come se non l'avesse vista fino a quel momento e "incantado", fa per prenderle la mano inchinandosi da vero gentiluomo quando lei lo prende per un orecchio e lo tira su di peso "hey", si regge l'orecchio dolorante "vai a fare il galante, ma tu guarda che modi" poi volgendosi a me "dove l'hai pescata questa?" sorrido guardando la mia partner "ha un radar per i bugiardi… e tu ne sei il re".
"vai tu a fare un piacere ai poliziotti e guarda come ti trattano" poi sospirando e guardando Jane "no capo, non Lou il barbone, Lou la talpa, mi piacerebbe sapere cosa sa di te.
Finiti i convenevoli arriva Lou, Lou la talpa. Lou non ha occhi che per Jane, sembra sia rimasto folgorato od intimorito, non saprei dire. Gli porgo la foto e lui inizia a parlare. Si rivolge sempre e solo a Jane. Parla per due ore. Io e Rico siamo sbalorditi da quanto ci ha detto. Jane è impassibile.
Lou accenna un timido sorriso "è tutto quello che so". Jane fa un minuscolo cenno di assenso con la testa. Lou, contentissimo, si alza e se ne va.
Non possiamo fare altro che andare a verificare quanto dettoci da Lou in centrale.
Sono della vecchia scuola, le indagini si facevano con i piedi e non solo per dire, si camminava tanto, si telefonava tanto, si parlava tanto e si ascoltava ancora di più, oggi è tutto più facile, con i computer e tutti quegli aggeggi elettronici, le prove del dna e compagnia bella, certo a capirci qualcosa.
A quanto sembra Jane non ha di questi problemi, appena arrivati in ufficio ci piazziamo alla mia scrivania e, mentre io cerco in agenda il numero della scientifica lei, dal mio computer attacca digitare robe a caso, apre e chiude schermate strane e trova il referto del coroner ed il rapporto della scientifica che legge a velocità impressionante, fortunatamente ne stampa una copia per me, altrimenti non riuscirei a starle dietro.
Mentre leggo lei smanetta ancora con quel computer.
Quando finalmente finisco di leggere le 10 pagine del rapporto del coroner e le 25 di quelle della scientifica la trovo che mi sta guardando "che c'è?" le chiedo.
"Sei pronto? Andiamo?"
"Dobbiamo prima torvare dove…"
"Già fatto" e mi getta un foglietto con su annotato un indirizzo "quello è l'ultimo indirizzo noto, ora comincia il lavoro di piedi". Mentre ci avviamo verso il parcheggio mi porge un foglio. Sono i precedenti del tizio: guardone, stalking, stupro, accattonaggio, aggressione, pedofilia… alzo la testa mentre leggo "pedofilo? male, molto male" continuo a leggere: sevizie, rapimento… basta non voglio più leggere il tizio è una bestia, mi basta.
Guida Jane, visti i precedenti per attraversare la città ci metteremo dieci minuti, sempre che non vi sia un qualche incidente. In otto minuti abbiamo attraversato tutta la città e siamo arrivati all'indirizzo. Saliamo al quarto piano. Busso alla porta rimanendo coperto dal muro "polizia, aprite".
Silenzio. "Aprite o sfondo la porta".
Jane si fa indietro e, con una pedata ben assestata sfonda il telaio e la porta sbatte contro il muro.
Entriamo con le pistole in pugno, io vado a destra lei a sinistra. "Libero" dice dalla camera da letto "vieni di qua" rispondo io dalla cucina.
Il nostro porco maiale giace a terra sventrato in un lago di sangue. Mi chino a guardare il cadavere senza toccare niente mentre Jane chiama la scientifica e comincia a guardarsi in giro. Anch'io mi metto a cercare indizi, informazioni, qualcosa.
sul comodino in camera da letto trovo un taccuino. Sembra che sulla pagina precedente ci fosse scritto qualcosa, magari è utile, prendo una matita e comincio a colorare il foglio di "traverso" per cercare di leggere cosa c'era scritto: LD 20.30. Giusto mezz'ora fa. Ma chi sarà LD?
Sono arrivati i ragazzi della scientifica ed il coroner. Noi siamo di troppo e ce ne torniamo in ufficio.
Lascio Jane in ufficio e me ne vado a mangiare e poi a casa. Domani sarà una lunga giornata.
Alle 5.30 arrivo in ufficio, sono il più mattiniero di solito ma non oggi, Jane è già a smanettare sul computer. Non alza nemmono lo sguardo quando arrivo, solo quando mi siedo davanti a lei alza la testa e mi guarda negli occhi. Oddio, occhi gelidi ma bellissimi, mi lasciano senza fiato, sembrano tristi.
Gira il monitor verso di me e leggo: "altre due bambine sono state rinvenute questa notte squartate nel parco, l'ufficio del medico legale non lascia trapelare alcuna informazione, i tecnici della scientifica sono al lavoro…"
Ci guardiamo negli occhi, digita qualcosa sulla tastiera e mi mostra una scheda dell'interpol. La guardo interrogativamente, non abbiamo l'accesso agli archivi dell'interpol "non chiedere" mi dice e leggo il profilo.
"Dovremmo dirlo al capitano…" comincio a dire.
"Prima andiamo meglio è" mi interrompe
"Dovremmo chiedere il mandato…"
"Andiamo" dice decisa.
Prendiamo l'auto e ci dirigiamo verso l'ultimo indirizzo noto dell'indiziato.
È una casa isolata, fuori città, a due piani.
C'è un silenzio irreale, l'aria grigia trasuda elettricità, probabilmente oggi pioverà.
Un urlo riempie l'aria. Io e Jane ci guardiamo negli occhi e scattiamo come centometristi, in tre falcate mi lascia indietro, ho le gambe corte e poco fiato. Ci precipitiamo dentro con le armi puntate troviamo bastardo che si accuccia dietro una bambina che piange legata ad un tavolo con i vestiti stracciati.
"Allontanati da lì" gli intimo, il bastardo non si muove.
La mia collega ripone l'arma e si sposta lateralmente.
"Vieni via di lì" gli intimo.
Jane avanza lentamente, ormai gli è di fianco, spicca un balzo e gli è addosso, lo butta a terra, lo tiene bloccato con le ginocchia e comincia a tempestarlo di pugni mantre io libero la bambina e chiamo la centrale.
Sono fuori con la bimba quando arrivano i soccorsi, rientro e porto via Jane oramai imbrattata di sangue e materia cerebrale. Il porco è una poltiglia sul pavimento.
Jane si stira con le mani la camicia ed i pantaloni, impeccabile. In bagno si pulisce le mani e la faccia, esce e ce ne andiamo.