===== Duri da morire =====
Danko era nato stanco.
Sentiva, ogni istante, la fatica di vivere. Ogni giorno sentiva il peso gravare sulle sue spalle, sentiva di non poter continuare all'infinito così ma doveva. Semplicemente doveva andare avanti. Aveva una missione, un obiettivo, uno scopo anche se non sapeva ancora quali. L'unica cosa che sapeva era che non aveva il diritto di arrendersi, non aveva il diritto di fermarsi.
Ogni giorno andava avanti, quando veloce, quando lento, semplicemente un passo per volta, senza fretta ma anche senza perdite di tempo inutili. Sapeva di dover arrivare, non sapeva dove, ma doveva arrivarci.
In questo suo viaggio non poteva portare nessuno con se, se non compagni di viaggio temporanei, effimeri, compagni di un momento, magari di qualche giorno, forse qualcuno di mesi od anni ma tutti, presto o tardi, non avrebbero potuto sopportare il viaggio. Era naturale, lo sapeva, lo capiva, se ne era fatto una ragione.
Danko con se stesso era franco.
Era onesto con i suoi compagni di viaggio temporanei, quando ne incontrava qualcuno non gli nascondeva se stesso anzi forse era anche troppo sincero e questo li stupiva. Magari qualcuno, vista la sincerità, svaniva prima, alcuni rimanevano più a lungo.
Non ricordava di nessuno che fosse rimasto molto tempo. Si stancavano tutti presto di Danko.
Anche lei, lui lo sapeva, presto o tardi l'avrebbe lasciato solo al suo destino. Ma, si sa, siamo tutti soli con il proprio destino. L'avrebbe lasciato solo nel suo viaggio. E lui, anche se non lo avrebbe mai ammesso, aveva bisogno di compagni di viaggio.
Il suo viaggio era eterno.
Danko, il bianco.
Sì, alcuni lo chimavano così, il bianco ma non perché fosse di carnagione più chiara degli altri, nemmeno perché avesse, chessò, i denti lucenti od il bianco degli occhi più acceso di chiunque, no niente del genere.
Lo chiamavano il bianco perché era gelido, freddo come il ghiaccio e dolce com'è soffice come la neve. E questo faceva paura.
Gli uomini freddi, senza cuore, appaiono senza anima. E un uomo senza anima, un uomo vivo, che cammina, senza anima fa paura, molta paura. È imprevedibile, incomprensibile.
Quando poi si apriva e si mostrava dolce e soffice bhè… questo faceva ancora più paura.
Un uomo senza anima ma dolce è un abominio, non ha ragione di esistere.
Danko il lupo senza branco.
Continuava ad avanzare calmo, tranquillo, senza dubbi, senza rimpianti.
Così appariva almeno ai più, a tutti quelli che non condividevano parte del viaggio con lui. Ed anche ai suoi compagni di viaggio, a volte, appariva così.
A lui andava bene. Sapeva di apparire così, sapeva che così doveva essere. Almeno fino all'arrivo. Almeno finché avesse trovato la meta.
Solo che la meta non sapeva dove fosse, quanto lontana fosse, se si stesse avvicinando od allontandando ma, anche questo, sapeva che doveva essere così.
Danko, in cerca di un porto franco.