Hyalfi si è offerta volontaria per rimanere sull’isola ed aprire la cupola quando, il dì successivo verrà trasportato un contingente di scenziati per ricavare il maggior numero possibile di informazioni dalla dimora degli Dei.
Non si è offerta per puro scopo altruistico, anzi, molto egoisticamente voleva sbirciare in anteprima nella vera vita degli Dei, voleva assaporare l’ambiente nel quale erano vissuti e voleva farlo prima degli altri.
Se ne sono andati tutti, incomincia a calare il sole, cenerà con le scorte che si erano portati, esattamente come hanno pranzato, in ogni caso gli Halliga non hanno grandi necessità di viveri, la specie si è evoluta in un deserto: dove sia l’acqua che il cibo, in ogni sua forma, è raro.
La luminosità all’interno della dimora resta costante pur abbuiando all’esterno, probabilmente c’è un qualche sensore di luminosità ma, strano ma vero, Hyalfi non riescie a vedere alcuna fonte luminosa all’interno, sembra quasi che la luce sia emanata da tutta la struttura.
Si aggira per la sala silenziosa arrivando al simbolo di Eneru: l’acquila con testa di leone, il Dio preferito dagli Halliga. Hyalfi ne è sempre stata affascinata, poteva volare come gli Haviiri ma non lo faceva mai, preferiva camminare, un po’ come gli Halliga che pur potendo camminare eretti in molti preferiscono camminare acquattati a terra. E poi quando apriva la criniera doveva essere spaventoso e bellissimo.
Come poter vedere gli alloggi del dio? Per la Dea è stato facile, bastavano le pietre focaie, probabilmente lei utilizzava gli zoccoli ma Eneru? Quali erano gli insegnamenti di Eneru? Le macchine, la furbizia, il controllo. No, non poteva avere a che vedere con queste cose. Forse… che basti semplicemente toccarlo?
Prova.
Hyalfi sfiora con l’arto superiore destro il simbolo del dio. Niente.
Forse… un po’ più di pressione? Ci appoggia la mano. Niente.
Ci mette tutto il suo peso.
Sente uno scatto. E, immediatamente, compaiono le stanze di Eneru.
Semplici, lineari. Non c’è neanche un letto, solo una cassettiera, un trespolo ed un’amaca con un cuscino. Probabilmente dormiva sull’amaca.
Hyalfi si alza in piedi e prende il cuscino, il cuscino del Dio.
Sopra vi è rimasto impresso il suo odore, un odore ferino ed al tempo stesso dolce e delicato.
Lascia il cuscino e guarda dentro i cassetti. Sotto alcuni indumenti trova un diario, il diario personale di Eneru.
Lo prende con estrema delicatezza e si mette a leggerlo, ne assapora i suoi segreti più privati e personali.
Lo legge tutta la notte, senza interrompersi, senza pausa, senza dormire. Una lettura avvincente e divertente allo stesso tempo. Ci sono anche preziose informazioni tecniche sulla nave degli Dei, sui motori e sul loro funzionamento. Chissà se tra i volumi che ha trovato Hemir ci sono informazioni simili, sorride tra se.
Il sole ormai è sorto, tra poco arriveranno nuovi scenziati a presidiare la sala ed a cercare altri reperti e documenti utili, lei può tornare alla sua gente.