Passano istanti su istanti, frazioni su frazioni, tempi su tempi, quadri su quadri.
Passa praticamente tutto il dì.
Hemir ed Hersy sono seduti a pensare vicino il simbolo dell’atomo di atomo inscritto in un cerchio.
Hyalfi, dopo aver guardato il simbolo, ha cominciato a girare nervosa all’interno della cupola, sempre più nervosa più passava il tempo.
Harsi è persa nell’osservare il mare dalla cupola finché non vede il sole cominciare il suo declino sul mare. A quel punto, come scossa, si riprende e si guarda in torno. Si accorge dove si trova e quali sono i suoi compagni d’avventura. Vede Hyalfi, nervosa, brontolare aggirandosi un po’ su due, un po’ su quattro zampe, Hemir ed Hersy pensierosi seduti per terra.
Non è prudente andare da Hyalfi, in quello stato potrebbe anche mangiarsela in un solo boccone, è sicuramente più conveniente andare a vedere cosa fanno quei due. Si avvicina cercando di non far rumore ma, i sensi allenati di Hersy la captano e, pur facendo finta di guardare altrove, la osserva mentre si avvicina. Le si sono rizzati tutti i peli sul corpo.
E’ a malapena alta poco più di Hemir seduto ed Hersy, anche da seduto, la sovrasta di tutta la testa, quindi per vedere cosa stanno guardando deve arrivarli proprio a ridosso. Istintivamente resta più vicina all’Hemure, allo scenziato che al militare, non che lo tema ma, effettivamente si sente più a suo agio con Hemir che con Hersy.
Si sporge tra i due ed osserva il simbolo.
Ci pensa un attimo e “ohhh ma è la sfera magica”
Hemir ed Hersy si voltano di scatto a guardarla con aria interrogativa.
“Pensavo avessi letto il mio libro degli antichi” chiede ad Hemir.
Sorpreso “certo ma quel simbolo non l’ho visto, guarda” prende il suo pad e lo mostra “l’ho ricopiato sul mio prima di rendertelo e non c’è niente del genere”
Harsi ha un sorriso di superiorità “ahhh voi uomini, non conta la gente, non conta il cervello, siete tutti uguali, guardate ma non vedete”
Estrae il libro degli antichi dalla tracolla e mostra la copertina. Anche Hyalfi si è avvicinata incuriosita.
Sulla copertina è raffigurato lo stesso simbolo. Preme la sfera centrale del simbolo e, contemporaneamente, apre il libro.
Non è lo stesso libro degli antichi che Hemir ha letto e copiato, è una cosa completamente differente. Nella prima pagina legge “Rappporti dell’Agente del Buio”.
Hemir, a bocca spalancata, guarda Harsi che, senza scomporsi scorre le pagine fino a trovare quella che le interessa.
Porge il libro aperto ad Hemir.
Hemir legge a voce alta:
“La sfera di generazione, modifica la percezione dello spazio modificandone la struttura subatomica ed alterando il normale flusso dei fotoni, quark e gluoni. Grazie a questa alterazione essa può generare materia utilizzando gli atomi della materia circostante.”
Harsi lo interrompe prendendogli di mano il libro. Sono rimasti tutti scioccati.
Sfoglia alcune altre pagine e lo riporge allo scenziato.
Il simbolo occupa tutta la pagina, si può notare che anche gli atomi interni non sono semplici sfere ma atomi più piccoli.
L’unica cosa che Hemir riescie a borbottare è “affascinante”.
La piccola Hursa riprende dalle mani il libro, tocca una delle sfere e questa si ingrandisce occupando una parte della pagina e prende “vita”.
Dopo questa animazione Harsi volta pagina e legge “la sfera è molto pericolosa, i miei compagni si sono fatti abbindolare dal buio, in specialmodo i piccoli. L’ho nascosta dove non possano trovarla. Solo dalla consolle di controllo della nostra casa, si possono riunire i puntini e ritrovarla.”
Chiude il libro e guarda i tre che sono rimasti allibiti.
“Se troviamo la consolle” sorride “troviamo un tesoro, oltre, ovviamente, un sacco di informazioni”.
“Ma qui non c’è nulla” brontola a voce piuttosto alta Hyalfi “che consolle e consolle”
Hersy, perplesso, si gratta la testa.
Hemir, nervoso, si tira i peli del mento.
Harsi li guarda sorpresi “come non c’è niente” e, semplicemente, tocca la sfera centrale del simbolo sul pavimento.
Con un click l’incavo sparisce e si appiana, dopo un istante le sfere del simbolo cominciano a lampeggiare ed il cerchio a colorarsi. Tutti si allontananto tranne Harsi che attende paziente.
La casa comincia a riempirsi di stanze, pareti, macchinari, consolle, sedie e via dicendo.
Hersy ed Hyalfa si aggirano ammirando tutte quelle meraviglie tecnologiche.
Hemir si affianca ad Harsi ed è affascinato da ciò che vede. La credeva solo una piccola Hursa un po’ intrigante ed invece si sta rivelando indispensabile.
Nella stanza principale, quella dove si trovano loro due ci sono 6 poltrone girevoli con altrettante consolle a semicerchio ed almeno una decina di postazioni minori.
Hemir si siede ad una poltrona e comincia ad armeggiare con manopole e comandi vari. Sullo schermo che ha di fronte compare l’immagine del pianeta, i vari continenti e tutta una serie di informazioni sulla qualità dell’aria, delle acque, del mare, sulla popolazione.
Harsi si è messa ad un’altra postazione, del tutto simile a quella di Hemir, guarda, però, dati completamente diversi di cui non capisce il significato. Ad un certo punto una lucetta rossa attira la sua attenzione “ehm Hemir, scusa, guarda qua”
Hemir si alza, raggiunge Harsi e guarda lo schermo appoggiandosi allo schienale della poltrona. Harsi è praticamente sparita all’interno della sedia e non tocca terra.
E’ un’analisi del suolo e del sottosuolo. Dai dati sembrerebbe che la frattura sia più estesa di quanto si creda, esageratamente più estesa. Si piazza davanti ad Harsi e comincia a digitare qualcosa.
Quando Hersy e Hyalfa arrivano, da due lati opposti, vedono un Hemir esagitato che, praticamente, si è seduto sulla piccola Hursa e pigia tasti come un forsennato finché, tutto ad un tratto si ferma e comincia a reggersi la testa con le mani “noo, nooo, nooooo, non è possibile… come faremo? Come faremo? Che gli Dei ci aiutino”
Hersy e Hyalfa si avvicinano e guardano lo schermo, guardano i dati.
20 annai perchè la crepa raggiunga il nucleo.
20 annai perché il pianeta si spacchi.
20 annai alla fine.
Una macabra predizione per tutte le genti Honsi. Una fine troppo rapida.
Harsi, finalmente, riescie a liberarsi, tossendo e sputacchiando. E’ inviperita e vorrebbe strigliare Hemir ma, non appena lo vede in volto e vede la sua disperazione si calma. Guarda lo schermo e capisce lo sconforto di tutti.
Guarda le consolle e sceglie quella più arretrata di tutte, quella alla cui base della pedana che il simbolo di Lupurius.
Vi si siede, guarda i tasti della consolle, guarda i braccioli. Fa girare la poltrona sul suo perno in senso antiorario e poi, come presa da un’intuizione, preme dei tasti, per la precisione sei. La consolle si divide a metà e si apre come un libro. Ne fuoriesce un piedistallo di metallo con sopra una sfera nera.
“Eccola” grida trionfante “ho trovato la sfera magica”
Gli altri si sono voltati a guardarla stupefatti di tanta gioia.
“Ma non capite?” riprende “questa è la sfera con cui gli Dei hanno creato quest’isola”.
La guardano senza capire.
“L’isola HaraHara, l’isola mobile che è scesa giù dal cielo, oltre le nuvole, dallo spazio non capite?”
Hemir sembra scuotersi.