Il piccolo gruppo composto dal tenente Haviri Hersy, la generale Halliga Hyalfi, la piccola Hursa Harsi e lo scenziato Hemure Hemir sono riusciti ad entrare nella dimora degli Dei.
E’ estremamente luminosa, dall’esterno la cupola sembra fatta dello stesso materiale delle Colonne del Destino: metallo grigio, vetri e specchi, e non si riescie a vedere l’interno. Da dove ora si trovano, invece, è tutto trasparente, sembra vetro. Guardando all’esterno si riescie a spazzare con lo sguardo tutto l’orizzonte sono tutti estasiati da una tale vista. Tutti tranne Hersy, come per tutti gli Haviiri, questa vista è comune quando sono in volo sul mare. Per gli altri, invece, è una novità.
L’ambiente è perfettamente circolare, senza pareti o divisori, c’è da chiedersi dove gli Dei trovassero un po’ di privacy, sembra quasi un’unica sala, ma sicuramente non è così.
Hersy ed Hemir si guardano intorno curiosi, Harsi è completamente assorta dal panorama, Hyalfi, invece, cerca, cercando di non far percepire il proprio nervosismo, trappole o trabocchetti di sicurezza.
“Hemir” chiama Hersy “guarda questo” ed indica un punto sul pavimento lucido. Guardando il simbolo sul pavimento indicatogli Hemir nota che non c’è un granello di polvere, è come se fosse bandita, eppure in 10000 annai si dovrebbe essere depositata ovunque.
E’ un simbolo strano, non rappresenta nessuno degli Dei principali, nemmeno dei figli degli Dei, o dei Semi-Dei.
Sembra una spirale che gira in entrambe le direzioni, assurda ed incomprensibile.
Sicuramente rappresenta qualcosa di particolare. Ma cosa?
“Sicuramente” dopo averlo guardato attentamente “vi sono altri simboli sparsi, cerchiamoli”.
Si sparpagliano nell’immensa sala e trovano molti altri simboli: oltre quello trovato, tutti i simboli rappresentanti gli Dei, uno che sembra il sistema solare in cui gravita il pianeta, uno che sembra rappresentare una scala a doppia elica, e così via.
Hemir li ricopia tutti sul suo pad stando attendo a non ad indicare anche la posizione precisa della loro ubicazione in una rappresentazione della dimora.
Vi sono in tutto 407 simboli, strano: 7 in più dei dì in un annai, 7 in più degli istanti in una frazione.
Certamente c’è un motivo, certamente qui c’è lo zampino di Lupurius l’enigmatico.
Harsi sta fissando la cupola, fuori piove.
La sfera di registrazione che hanno portato sta mostrando a tutti, tramite l’immagine nel cielo, quanto vede Hemir, lo segue come un’ombra.
Hyalfi richiama l’attenzione di Hemir, ha notato, su quel pavimento piatto all’inverosimile una piccola rientranza.
Hemir quando ha visto il simbolo non ha notato l’incavo che lo conteneva.
Il simbolo rappresenta un cerchio nero con inscritte delle sfere con orbite all’intorno di un’altra sfera centrale, sembra quasi una rappresentazione dell’atomo ma, guardando attentamente si nota che anche le sfere più piccole sembrano atomi, è come una rappresentazione di atomi dentro gli atomi.
Hyalfi, ventre ed occhio a terra, non vede altre rientranze o sporgenze. Anche Hersy si è steso a terra a guardare e non ne nota.
Si siedono a terra ad analizzare gli appunti di Hemir, cioè si siedono Hemir ed Hersy e si scambiano pareri ed opinioni. Harsi è ancora come ipnotizzata dalla cupola ed Hyalfi non riescie a stare ferma, gira ovunque, dal nervosismo.
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407 simboli.
400 dì, 400 istanti, 6 gli Dei della creazione. Ce n’è uno di troppo. Di sicuro c’è un motivo, di sicuro è importante.
Chiaramente i simboli degli Dei hanno un significato specifico per la divinità che rappresentano.
Hemir è uno scenziato, sa benissimo che gli Dei erano alieni quindi non li ha mai venerati più di tanto e non ricorda più le storie che gli raccontava la madre da bambino.
Gli Halliga venerano la Dea Giangiaus, visto che Harsi ed Hyalfi sono momentaneamente inutili, forse è bene partire da qui.
“Hersy, dimmi, cosa ricordi dei racconti sulla Dea?”
“Cosa vuoi dire?”
“Pensaci un attimo, tralasciamo gli altri per il momento, i simboli degli Dei devono rappresentare qualcosa che ha a che fare col dio in questione. Loro due” e fa un cenno del capo “al momento non possono esserci utili, io non ricordo quasi nulla delle storie di Filionide, se tu ricordi qualcosa delle storie della Dea possiamo concentrarci su questa. Sicuramente non vogliamo attivare una trappola.”
“Giusto.” Riflette un attimo. “Era l’unica dea, da quel che ricordo amava Lupurius ma questo era schivo e reietto. Dopo averlo posseduto se ne stancò, si stancò della sua ritrosia, dei suoi silenzi e dei suoi enigmi. Dopo di lui fu molto volubile, probabilmente cercava in altri, ciò che voleva o le aveva dato Lupurius e non lo trovava. O almeno di questo era convinto mia nonna. Era una curatrice, almeno così chiamavamo noi i medici nei tempi antichi, era buona e scendeva sovente tra le genti a curare malati e feriti. Che altro? Mmm non mi sembra di ricordare molto di più. Ah, si arrabbiò con gli Haviiri che non conoscevano il fuoco e le toccò interrompere la cura di un ferito per insegnarci ad accenderlo.”
“Interessante, che metodo usò?”
“Le pietre focaie, ormai non si usano più”
Hemir riflette un poco. Ad un tratto sembra avere un’illuminazione e con uno scatto si dirige verso Harsi.
Non si accorge neanche che le sta frugando nella tracolla. Ne estrae una sorta di acciarino, controlla gli appunti e si dirige spedito verso un punto della sala. Hersy lo segue curioso.
Si china, sfrega l’acciarino provocando una scintilla su un simbolo, quello che rappresenta la Dea Giangiaus.
Un rumore secco. Il simbolo si abbassa di qualche centimetro. Tutto intorno appaiono delle pareti e degli arredamenti: quello che sembra un letto, un bagno, delle sedie ed uno specchio. Le stanze private della Dea.
“Bene” afferma Hemir “possiamo tralasciare i simboli degli Dei. Servono ad accedere alle stanze private di ognuno, per il momento non ci interessano affatto.”
Così dicendo sfrega nuovamente l’acciarino sul simbolo che, esattamente com’erano comparse, le sale della dea scompaiono.
Si riaccuccia ad esaminare i simboli.
Evidentemente l’unico simbolo interessante è l’unico incavato: gli atomi dentro l’atomo.
Bisogna scoprire come attivarlo.