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Resoconti dalla Galassia dell'Occhio Nero: I Miti del Pianeta H - Il mito del fuoco

Gli Dei, nella loro infinita saggezza insegnarono alle genti ad usare il fuoco.
Solo gli Hursi erano già capaci di usarlo quindi non vi è traccia nelle storie tramandate di generazione in generazione, di come ne appresero l'uso e la conoscenza.

Imbrigliare il fuoco della terra - Heruchi

Il Dio Posodoso si trovava nel Continente di Fuoco a visitare gli Heruchi quando un’eruzione cominciò a lanciare lapilli incandescenti all’intorno.
Al termine dell’eruzione, mentre alcuni Heruchi lo guardavano, raccolse alcuni sterpi e li appoggiò ad un lapillo incandescente per fargli prendere fuoco. Quando il fuoco era bello scoppiettante raccolse alcuni scorpioni ed infilzati con un bastone e li espose alla fiamma.
Dopo un congruo tempo li prese, li aprì facilmente e ne mangiò la tenera carne.
Gli Heruchi non cacciavano gli scorpioni perchè non erano in grado aprire lo spesso carapace che li protegge quindi si avvicinarono al Dio molto interessati.
Posodoso offre parte degli scorpioni agli Heruchi che accettano e, dopo averne assaggiato la carne, affermano “lode al Dio ed alla sua magia”.

Posodoso li guarda attentamente e spiega: “non è magia, è scienza.
Esistono quattro elementi in natura: acqua, aria, terra e fuoco. L’acqua, l’aria e la terra li conoscete. Questo “ e indica il fuocherello scoppiettante “è il fuoco.
Il fuoco è luce nelle notti buie.
Il fuoco è calore che vi scalda nei giorni di freddo.
E lo stesso calore rende malleabile ciò che è duro e rende più saporita la carne.
Vedete questo“ e mostra un anello di metallo grigio che tiene in tasca “è molto duro noo?“ e lo passa in giro per farne sentire la durezza ottenendo consensi “bene, guardate”. Lo infila in uno dei bastoni che ha usato per cuocere gli scorpioni e lo espone al fuoco. Dopo alcuni minuti l’anello inizia a cambiare colore, quando diventa rosso lo fa scivolare su una pietra e con un’altra pietra lo percuote cambiandone la forma. Terminato ciò lo getta in una pozza lì vicino che evapora all’istante. “Tu” indicando l’Heruchi più vicino “prendilo… è nuovamente duro?” L’Heruchi, dopo aver preso con timore l’anello appallottolato afferma “sì mio signore, questa non può essere altri che magia…”
“No” lo interrompe bruscamente “è il potere del fuoco ed anche voi potrete controllarlo. Mentre l’anello era rosso non si poteva toccare perchè era incandescente, ora che il metallo si è freddato è duro come prima, volendo avrei potuto dargli un’altra forma” estrae un pugnale dalla tasca “questo è lo stesso metallo, in origine era una roccia, come questa sulla quale sono seduto.”
Gli astanti mormorano di stupore.
“Se volete, posso insegnarvi ad imbrigliare il fuoco, dopo potrete pensare a forgiare il metallo.”
Il Dio Posodoso insegnò, così, agli Heruchi come imbrigliare il fuoco.

Mantenere il fuoco del fulmine - Hemuri

Il Dio Filionide si trovava nel Continente dei Boschi ad abusare di alcune Hemuri quando si scatenò un temporale.
Tuoni, fulmini e saette pareva si scatenasse il finimondo.
Alcuni anziani, sapendo che il Dio si trovava nella capanna, entrarono pur sapendo di poter scatenare la sua ira specialmente se fosse stato ancora impegnato. Avevano però compreso che, seppur avendo tali appetiti, i suoi tempi erano piuttosto rapidi e prevedibili quindi, probabilmente, aveva già terminato.
Filionide in effetti aveva saziato i suoi istinti e stava consolandosi con qualche frutto.
“Entrate così? Senza farvi annunciare?”
“Signore e padrone ci scusi l’irriverenza ma temiamo fulmini e saette”
“Perchè mai figli miei, ditemi”
“Un fulmine ben piantato può accendere tutta la foresta”
“Certo, ma con tutta questa pioggia si spegnerà rapidamente”
“La sua saggezza non ha limiti mio signore ma, mio Dio, lo temiamo ugualmente”
“Bene, allora v’insegnerò a rispettare il fuoco invece che temerlo, seguitemi.”

Escono sotto il temporale ed il Dio s’incammina verso un punto più aperto dove il fuoco è già scaturito.
Ivi arrivato prende un bastone di legno e ne copre una parte, di terra motosa che poi espone alla fiamma per alcuni minuti, una volta seccato ed indurito lo mostra agli Hemuri “vedete? Il calore del fuoco ha indurito l’argilla creando un manico duro che non brucerà mai.
Lo stesso calore può asciugare e scaldare le vostre capanne, cuocere i vostri cibi ed aiutarvi a costruire i vostri utensili.
Pensate ad una coppa, dura come questo manico, per contenere l’acqua da dare ad un malato che non può muoversi, potrete evitare di versargliela addosso come fate con le foglie…
Volete imparare ad usare il fuoco?”
“Ce lo insegnereste nostro signore?”
E così il Dio Filionide insegnò agli Hemuri come mantenere ed usare il fuoco del fulmine.

Le pietre focaie - Haviiri

La Dea Giangiaus scese a curare un Havirii ferito nel continente di roccia ed ordinò: “accendete un fuoco e mettete a bollire dell’acqua con queste erbe”
Gli astanti erano sgomenti, non avevano compreso l’ordine della Dea. Non conoscevano il fuoco ma non avevano il coraggio di chiedere spiegazioni alla Dea stessa.
Dopo alcuni minuti si voltò e chiese: “c’è qualche problema? Perchè non avete ancora acceso un fuoco? Mi serve un decotto con quelle erbe per curare il vostro compagno. Cosa c’è che non va?”
Un anziano fattosi coraggio si avvicinò alla Dea, s’inginocchiò e disse: “mia Signora, perdona la nostra ignoranza ma non sappiamo cosa sia un fuoco”
Sorpresa la Dea “come cuocete il vostro cibo?”
“Cuocere? Cosa significa? Cogliamo i frutti maturi e strappiamo le pelli agli animali che catturiamo… dovremmo fare qualcos’altro?”

La Dea si alzò e si diresse verso un gruppo di rocce, le scrutò attentamente, raccolse due piccole pietre e disse “queste sono pietre focaie, serviranno per accendere il fuoco”, si diresse verso delle sterpaglie, raccolse alcuni ramoscelli e foglie secche, e le portò al centro dello spiazzo, là depose foglie ed arbusti a mo’ di nido, prese le pietre le picchiò l’un l’altra sprizzando scintille, dalle foglie si sprigionò una fiamma.
“Questo: è il fuoco, prendete un contenitore riempitelo d’acqua e metteteci le erbe per curare il ferito. Se ci mettete sopra la carne verrà cotta, avrà un sapore migliore e la digerirete meglio.”
E così la Dea Giangiaus insegnò agli Havirii come generare il fuoco dalle pietre.

Dalla sabbia al fuoco - Halliga

Mentre volava sul continente di sabbia Eneru vide scatenarsi un temporale elettrico, un’infinità di fulmini in un’area piuttosto ristretta.
Atterrando vicino un gruppo di Halliga, che sta già iniziando a festeggiare la pioggia, nota, nell’area interessata dal temporale, alcune schegge riflettenti.
Gli Halliga, inorriditi, guardano il loro Dio passeggiare sotto l’acqua scrosciante ed in mezzo ai fulmini, sono terrorizzati oltre che sbigottiti dall’audacia del loro Dio ma, nello stesso tempo, sono fieri di avere una divinità del genere.
Ad un tratto, subito dopo un fulmine, lo vedono piegarsi e temono sia stato colpito ma si rialza, si sposta e si piega più e più volte a raccogliere qualcosa.

Dopo un po’ ritorna con le braccia piene di schegge di un materiale trasparente, le deposita e torna alla sua raccolta. Fa la spola più volte ammucchiando sempre più di queste schegge.
Alla fine si ferma ed afferma “queste sabbie devono esser piene di silicio. Prendete quei vetri e venite con me, vi mostro una cosa.”
Ubbidienti gli Haliga seguono la loro divinità.

Arrivati vicino ad un masso vi si siede sopra e si fa passare un pezzo di vetro.
“Guardateli attentamente, questi sono vetri, ne avrete sicuramente visti altri. Vengono prodotti dal calore del fulmine che colpisce la sabbia piena di silice, fondendo il silicio nel vetro stesso. Come potete vedere non viene attraversato dall’acqua e ci si può guardare attraverso.
C’è anche un’altra cosa che si può fare con il vetro.
Portate delle sterpaglie ed ammucchiatele tutte insieme.”

Alcuni Halliga partono alla volta dei loro rifugi, altri s’infilano sotto la sabbia, quando tornano ammucchiano foglie, sterpaglie e sterco secco da una parte, ne fanno un bel monticello.
Alzandosi, sempre con un vetro in mano “bene, basta così. Ora guardate” e tenendo il vetro tra le dita lo posiziona tra il sole ed il mucchietto di sterpaglie sì che siano illuminate da un fascio di luce che attraversa il vetro.

Dopo un po’ di tempo un filo di fumo esce dagli sterpi sottolineato da un mormorio di sorpresa degli astanti.
Eneru sorride e aspetta ancora.
Una fiamma si sprigiona dagli sterpi.
Tutti gli Halliga temono e rispettano il proprio Dio.
“Questo è il fuoco, può aiutarvi a creare utensili vari, a cuocere cibi, a scaldarvi nelle notti fredde, potete modellare le sabbie e, dopo averle cotte con il fuoco, costruire grotte esattamente come le volete voi.”
“Ma” rispondono alcuni Halliga “nostro signore, come faremo a fare tutto ciò?”
“Vi insegnerò tutto quello che c’è da sapere sul fuoco ed il suo utilizzo.”
E così gli Halliga appresero le arti del fuoco e del vetro.