Quando gli Dei arrivarono crearono la loro isola: l’isola HaraHara. Crearono l’isola mobile sia per esprimere il proprio distacco sia la propria vicinanza dai popoli Honsi. Le quattro colonne su cui poggia erano tutte di metallo grigio e vetri e specchi del tutto simili l’una all’altra. Esse furono dichiarate, come tutta l’isola, inviolabili dalle genti pena l’ira funesta degli Dei. Ma, si sa, ai giovani di ogni specie non piacciono le limitazioni, non piacciono le regole e le infrangono. Un gruppo di giovani Hydro, pochi giorni dopo la creazione dell’isola e la discesa degli Dei, si sfidava l’un l’altro a chi si avvicinava di più alla casa degli Dei e, conseguentemente, alle colonne portanti sfidando l’ira annunciata dagli Dei.
Temerari. Inconsapevoli. Giovani.
Si avvicinavano sempre di più, 10 metri, 8 metri, 7 metri, 6, 5 4 finchè uno dei giovani arrivò a sfiorare una colonna. L’avesse mai fatto.
L’area tutto intorno alla colonna divenne bianca. Bianca di schiuma, bianca di bolle, bianca di vapore, bianca rovente, bianca accecante. Gli altri giovani Hydro non riuscivano a veder niente.
Dopo molti istanti l’area tornò normale ma del giovane Hydro non v’era traccia. Era sparito, svanito nel nulla come quel biancore accecante.
Subito dopo comparve la proiezione nel cielo. Pilino comparve. Era violaceo dalla rabbia, l’unico occhio era puntato su tutte le genti. Alzò una mano e mostrò cosa era successo a chi non era nei pressi. Tutti poterono vedere la sfida manifesta agli Dei. Tuonò: “eravate stati avvertiti. Il giovane Hydro che ha violato la nostra dimora è morto. Stiamo decidendo come punirvi e come punire gli altri giovani. E’ inutile che cerchiate rifugio.” Comparve una gabbia che imprigionò i giovani Hydro. L’immagine scompare.
Dopo alcuni istanti l’immagine di Pilino ricompare e, con l’occhi vibrante d’ira disse “i giovani Hydro compagni del violatore verranno esposti dinanzi alla colonna violata. Fino alla loro morte.”
Una luce compare ed attraversa le acque. La gabbia scompare. I giovani Hydro vengono sollevati dalle acque e portati davanti la colonna. Dalla colonna sporgono alcune strisce di metallo e vetro e specchio. I giovani Hydro vengono infissi a queste strisce. Pilino tuona: “Il loro destino è compiuto. Che ciò serva di ammonimento per tutti. Le nostre leggi sono dure e giuste e valgono per tutti. Indistintamente.”
Da quel momento le colonne portanti dell’isola HaraHara vennero chiamate Colonne del Destino.