Resoconti dalla Galassia dell'Occhio Nero: I Miti del Pianeta H - L'isola HaraHara

Ai tempi di Caos, gli Dei, nella loro infinita saggezza e lungimiranza, decisero che sarebbero dovuti discendere tra le genti per evitare che i demoni oscuri (Vuoto, Nulla, Caos ed i loro discendenti) tornassero a prendere il dominio. Per non favorire nessun popolo e per distinguere la propria dimora dalle dimore dei popoli, crearono dal nulla l’isola mobile HaraHara. Dal cielo, con un boato di mille e mille tuoni scesero e comparvero le quattro Colonne del Destino. Metallo grigio e vetri e specchi, da fessure invisibili getti bianchi uscivano per rallentare la discesa e posizionare le Colonne. Entrarono nel mare e ne uscivano più alte e possenti di qualsiasi montagna. Una volta fermate alla sommità comparve un piatto disco dorato con sopra gli Dei. Chi li vide fu colto dal terrore. Mai si erano visti esseri di tal fatta. Non erano esseri terreni ed in più erano nel cielo come gli uccelli ma non sbattevano ali, erano in piedi come le genti ma con sguardi saggi e lontani.

Sovrastava tutti Lupurius, il Dio schivo, per stazza ed altezza. Al suo fianco la rosea Dea Giangiaus ed il crinato Eneru. Eneru alzò un’ala verso il sole ed il disco dorato si sollevò ancora.

Lupurius l’onniscente con voce tonante alzò le braccia e disse: “siamo scesi tra voi in pace”. Le sue parole sembravano un ululato ma tutte le genti del pianeta lo sentirono, lo capirono e lo videro. Sopra di loro comparve un’immagine delle Colonne del Destino e continuò: “tra poco vedrete la nascita della nostra dimora su questo mondo. Quelle colonne saranno per voi inaccessibili. Chi tenterà di accedervi non potrà raccontarlo. Se vorrete chiederci consiglio non avete che da chiamarci. Noi arriveremo.” Incrociò le braccia ed una sfera nera comparve davanti a lui. Le aprì e la sfera discese lentamente sopra le colonne. Quando arrivò a poca distanza dalle colonne sprigionò una luce radiosa contornata da un’alone oscuro. Una nube ricoprì la sommità delle colonne, lampi e tuoni vi si scatenavano all’interno, sembrava un temporale immenso e sembrava non avere fine. Gli Dei guardavano con calma, non proferivano verbo, non emettevano suono, non facevano un gesto. Attendevano. Pazienti. Dopo un tempo indefinito la nube si dissolse e sopra le Colonne del Destino comparve una cupola di grigio metallo e vetri e specchi. Il beccuto Filionide intonò un lungo, lunghissimo canto fatto tutto di hara ed hara. Così fu battezzata l’isola degli Dei: l’isola HaraHara.

Quando la nube si fu dissolta e gli ultimi echi del canto di Filionide cadde, Lupurius l’onniscente parlò nuovamente:
“genti di questo pianeta, il nome delle vostre genti da oggi è Honsi. Tutti voi avete un nome e verremo a dirvelo. Ora guardate:” Allunga un braccio davanti a se ed apre la mano. La cupola grigia si apre permettendo a tutti di vederne l’interno. È suddivisa in diversi alloggi e sale con cose strane all’interno, cose che le genti, gli Honsi, non riconoscono e comprendono. “Questa” riprende Lupurius “è la nostra casa. Noi possiamo vedervi e sentirvi in ogni istante. Quando noi vogliamo anche voi potrete vederci. Non cercate di violarla. La nostra ira sarà terribile.”

Eneru il crinato piega un’ala verso il basso ed il disco dorato scende nella dimora degli Dei. La cupola si chiude e l’immagine nel cielo scompare.

Gli Dei ora sono tra noi.