===== Tutto in un dettaglio =====
Il cellulare di Gianni, poggiato sul comodino, inizia a vibrare. Una, due, tre volte, poi smette. Dopo un istante ricomincia, imperterrito. Gianni si sveglia. I numeri rossi della sveglia indicano le ore 3:37. Prima di rispondere si mette a sedere sul bordo del letto e scuote la testa, il suo solito rituale per accendersi.
Prende il cellulare senza neanche guardarlo e risponde "sì?"
Emette un grugnito "dove?"
Con la faccia contrariata ed imbronciata "10 minuti e sono lì"
Si alza, infila i calzini, si mette i pantaloni, una maglietta e le scarpe. Scende in cucina, apre il frigo. Vuoto, come sempre. Prende un bicchiere e lo riempie d'acqua al rubinetto del lavello, lo tracanna d'un fiato. Prende le chiavi della macchina sul tavolinetto vicino la porta ed esce.
Entra in macchina e parte, i limiti di velocità sono irrilevanti, i semafori rossi pure, ne brucia un paio ma non gli interessa. Arriva sulla scena in 8 minuti e mezzo. L'area è delimitata dal nastro giallo della polizia, è già presente una squadra che fotografa, evidenzia e segnala indizi e prove.
Un telo bianco copre un corpo fino all'arrivo del patologo. Gianni si accuccia e solleva parte del telo. Una donna giovane minuta, capelli ondulati castani, occhi verdi spalancati, bocca aperta. Indossa una maglietta rossa ed una minigonna nera, niente calze, scarpe nere col tacco alto, la sinistra col tacco spezzato. Le unghie, delle mani, sono lunghe, laccate di bianco. Quella dell'indice della mano destra è spezzata. Gianni controlla sotto le unghie: pulite. Il patologo verificherà ma sembra siano state ripulite. La ricopre con il telo e si alza.
Nessuno lo ha interrotto, nessuno gli ha rivolto la parola. Nessuno, tranne forse un novellino, si azzarderebbe a farlo.
Va verso il fotografo e gli prende di mano la macchina fotografica. Inizia a scorrere le foto sullo schermo, che fortuna queste digitali, niente rullino, niente sviluppo, niente perdite di tempo. Il fotografo, seppur contrariato, non appena riconosce Gianni, evita ogni commento.
Si sofferma su una foto, guarda per terra, guarda i numeri di evidenziazione, ributta la macchina fotografica al fotografo e si accuccia vicino al mumero 4. Il pezzo mancante dell'unghia dell'indice della ragazza. Con delle pinzette le prende e le osserva da ogni lato.
La macchia che nota lo riporta al passato, al suo primo caso, quando ancora non si era fatto un nome, quando ancora credeva che ci fossero persone da proteggere la fuori. Che ingenuo.
Rimette lo scampolo d'unghia al suo posto e si rialza. Torna alla sua macchina e se ne va.
Dopo 20 minuti scarsi è in centrale che guarda i video di sorveglianza della zona: quattro contemporaneamente a velocità doppia.
Dopo 45 minuti cerca col software del dipartimento le schede di alcuni vecchi casi.
Si segna su un taccuino i numeri di 4 casi degli ultimi 3 anni. Scende all'archivio prove. Chiuso. Guarda l'orologio appeso al muro 5:45. L'addetto arriva alle 6. Di perdere 15 minuti non è il caso. Prende il mazzo di chiavi che ha in tasca, tra le solite chiavi che abbiamo tutti: auto, casa, garage, si notano una limetta e due o tre pezzi di ferro con forme strane. Gianni guarda il lucchetto del cancello di ferro che chiude l'archivio, stacca un pezzetto di ferro dal mazzo, inserisce la limetta e quel ferro nella serratura, armeggia 2 secondi ed il lucchetto cede.
Entra, segue gli scaffali e prende gli scatoloni dei casi che si è segnato. Li porta ad un tavolo e li studia uno ad uno.
Quando l'addetto arriva nota il cancello aperto e Gianni che scartabella. Va alla sua postazione e chiama al telefono i suoi superiori: chiede un nuovo lucchetto anti Gianni.
Si siede ed attende, come sempre, gli eventi della giornata.
Sono almeno le 10 quando Gianni si alza, con in mano due bustine di prove ed esce dal cancello. Ha un ripensamento, rientra, prende il blocco sulla scrivania dell'addetto, ci scrive due numeri sopra, firma e butta la penna sul tavolo.
Torna nel suo ufficio, al computer, cerca degli indirizzi. Se li appunta e se ne va.
Al primo degli indirizzi lo accolgono tre tipi tatuati pronti a menare le mani. Gianni gli lancia il suo sguardo truce "avete due possibilità: entro e parlo col cuoco Alex con le buone oppure uso le cattive".
I tre lo guardano divertiti: Gianni non è grosso né tanto muscoloso né armato loro, invece sono degli armadi a due ante, e sono armati oltre che di coltelli di pistole.
Gianni li guarda e sorride dicendo: "pessima scelta"
Il più vicino gli si getta contro, Gianni si abbassa e gli tira un pugno dalla parte interna del ginocchio, si spezza e l'uomo cade come un sasso. Anche il secondo si avventa, Gianni è ancora abbassato, si alza e, grazie allo slancio, gli sferra un gancio al mento che lo fa volare sul tavolino dietro di lui. Al terzo… tira un poderoso calcio nelle palle. Si accascia dolorante.
Gianni parla al cellulare "mandate degli spazzini all'indirizzo …"
Entra nella cucina di Alex, colto di sorpresa a preparare e tagliare dosi di eroina.
Lo prende per la collottola, lo butta seduto a terra e gli dice "dimmi ciò che voglio sapere e, forse, non ti arresto" da buon duro Alex replica "fottiti".
Gianni appare tranquillo, sapeva non sarebbe stato facile "cosa sai di Durer?". Alex sgrana gli occhi, Durer è un mito, una leggenda, nessuno sa se esiste davvero. "Non so nulla di lui". Gianni gli pesta una mano col suo tacco rinforzato. "ahhhhhhhh" il dolore nella voce di Alex è autentico, solleva il piede "ahh, non so nulla ma so che se lo vuoi contattare devi andare da Pino"
Gianni prende una delle buste delle prove che ha in tasca, è una foto: "è lui?" mostrandola ad Alex, "sì, sì è lui", rimettendo la busta in tasca "dove?"; Alex sembra combattuto, Gianni lo guarda "dietro il parco di … c'è una fontana, lo trovi lì"
Gianni si volta e se ne va, "ed io?" chiede Alex, senza fermarsi "tra poco arrivano a prendere i tre davanti la tua porta…"
Arriva al parco a mezzogiorno. Alla fontana non c'è nessuno. Che Alex gli abbia mentito, impossibile.
Va a prendersi un panino e si mette ad aspettare. Che palle questa parte del lavoro, ma è necessaria.
Alle due arriva Pino con due scagnozzi. Gianni li osserva. Pino vede che lo guarda e dice qualcosa ai ragazzi che si dirigono verso di lui. Gianni resta tranquillo a guardarli sulla panchina. Non hanno un aspetto amichevole. Uno dei due gli fa un cenno col capo come a dire "che vuoi?", con questa gente non c'è bisogno di molte parole quindi risponde semplicemente "Durer". I due tornano da Pino. I tre confabulano un po'. Pino indica a destra con la testa, Gianni si alza e va in quella direzione. Uscito dal parco Pino lo raggiunge, senza dire una parola entrano in un locale, e passano nel retro. Su un tavolo c'è un telefono. Pino fa un numero, da la cornetta a Gianni ed esce.
La voce all'altro capo è di una donna: dolce, sensuale, morbida. "Sono Durer, cosa vuoi?".
Gianni, anche se sorpreso, risponde "voglio sapere degli omicidi di … di tre anni fa, di … dell'anno scorso, di … e … di aprile e giugno e quello di … trovata oggi"
All'altro capo c'è silenzio, Gianni chiama "Durer"
La voce è cambiata ora è stizzita "l'ha rifatto? credevo di aver sistemato Bjorg"
"Bjorg?"
"Sì, Bjorg Bjorgsenn, cerca nel tuo archivio, vedrai lo trovi" e attacca.
Gianni esce, prende una foto segnaletica che ha nella tasca e ne guarda il nome "Bjorg", ci aveva visto giusto.
Bjorg abita in un appartamento all'attico in un quartiere bene della città, è ricco ma a lui non interessa: ha ucciso e deve pagare.
Va all'indirizzo di Bjorg, non è in casa, entra, e si mette comodo ad attenderlo.
È buio quando rincasa. Accende la luce e trova Gianni seduto sulla sua poltrona "chi è lei e che ci fa qui? com'è entrato?"
Smette di guardare quando nota cos'ha in mano. Gianni si alza e mostra tutto a Bjorg: la foto di una donna ed un orecchino, un'altra donna ed una lente a contatto, un'altra ed una spilla, un'altra ed un guanto ed infine quella della donna di quella mattina. Le controparti degli oggetti che Gianni ha mostrato, sono in una vetrinetta di fianco alla porta d'ingresso.
Bjorg si siede e guarda Gianni "cosa mi accadrà?"
Gianni lo guarda dall'alto in basso: "hai due possibilità o ti arresto e resterai incarcere per tutta la tua miserabile vita e farò in modo che tutti sappiano cosa facevi a quelle povere donne oppure puoi finirla subito qui" ed indica la finestra.
Bjorg afferma con la testa di aver capito. Gianni poggia le foto sul tavolino da fumo e va a casa.