===== Il libro del tempo ===== "L'anima dell'uomo è immortale, alcune sono anche divine." Questa frase si riesce a leggere incisa sull'architrave del tempio.
Nascosto nei suoi meandri più bui, un vecchio, vecchissimo monaco siede innanzi ad una porta e non lascia che nessuno entri nella stanza retrostante.
Nella stanza, buia e senza luce alcuna, vi è solo un tavolo di legno grezzo. Sul tavolo, un libro rilegato di cuoio. Un libro vecchio di migliaia e migliaia di anni. Un libro scritto in una lingua che nessun essere umano conosce.
Dall'altra parte del tempio, in un'altra stanza buia e senza luce dimorano tre fanciulle vestite di una lunga tunica bianca. Sono sdraiate su tre panche che circondano un'ampolla contenente un'antica pergamena. Una pergamena vecchia forse quanto il libro, forse ancora di più. Su cui è raffigurato un uomo contornato da tre fanciulle vestite di bianco chiamato da esseri che vivono sulle nuvole. Le ipotesi sul significato di queste immagini sono state molte nell'arco del tempo tutte con una qualche base di fondamento ma nessuno sa quale sia quella corretta, sempre ammesso che ve ne sia una.
Un giorno il vecchio vede uscire dalla stanza del libro un bambino. È esterrefatto, non ha la più pallida idea di come sia entrato o di chi sia, lui è sempre stato lì e nessuno lo ha mai superato. Il bambino sorride al vecchio e, andandosene, gli pone una mano sulla fronte. Quando riapre gli occhi, il vecchio è certo di essersi appisolato un attimo e non ricorda niente del bambino.
Il bambino ricompare alla porta delle fanciulle. Le tre si voltano e, vedendolo, gli fanno posto per farlo passare ed arrivare all'ampolla. Il bimbo pone la mano sull'ampolla e, come preso da un'estasi trascendentale o fulminato, cade al suolo svenuto.
Anni dopo il bimbo è diventato un uomo indolente, abbandonato solo a se stesso è sopravvissuto nel sottobosco criminale della città: furtarelli, rapine, aggressioni.
Una guerra è alle porte. Il grande re conquistatore del sud si avvicina sempre più alla città, presto o tardi arriverà a conquistarla. Si fanno i preparativi di difesa e si ingrandisce l'esercito. Il nostro uomo, Atassaro, non ha alcun interesse ad arruolarsi, l'unica cosa che vuole è continuare la sua vita di furtarelli e ruberie: si nasconde quindi a rastrellatori di professione per non essere obbligato all'arruolamento. Si nasconde nei pressi del tempio.
Durante un rastrellamento entra nel tempio e, vagando di stanza in stanza, arriva alla stanza delle tre fanciulle che lo lasciano passare e toccare l'ampolla. Come un fulmine lo investe la consapevolezza e si dirige verso la stanza del vecchio libro.
Il vecchio che non lascia mai passare nessuno non lo ferma, probabilmente neanche lo vede. Atarasso arriva al tavolo e poggia le mani di fianco al libro. Il libro, come per magia, comincia a sfogliarsi ed Atarasso lo legge. È in grado di leggere una lingua antica, una lingua più antica del tempo stesso.
Il libro contiene la storia del mondo dalla sua creazione termina con la descrizione di un uomo, di nome Atarasso, che, dopo migliaia di anni torna a leggere il libro.
Ma ci sono ancora molte pagine dopo questa scena, tutte bianche.
Atarasso solleva lo sguardo verso la porta dalla quale è entrato e, quando lo riabbassa, vede le parole formarsi sul libro. Vede azioni che devono ancora compiersi, azioni che lui deve compiere. Le legge avido, legge il continuo della sua vita, fino alla sua morte.
Ora sa cosa deve fare. Come è entrato nel tempio ne esce.
Stende il primo reclutatore che trova con un pugno e gli ruba la spada, la daga e lo scudo.
Armato esce dalla città verso gli accampamenti dell'invasore. Senza fretta cerca la tenda di cui ha letto nel libro e vi trova il conquistatore ancora addormentato.
Senza pensarci un attimo gli taglia la gola e se ne va.
Nessuno ha più visto Atarasso.

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