===== Il genio dispettoso =====
13/12/1737 - Fondazzo, Sicilia
Il regno borbonico è appena iniziato, Gino a 15 anni oramai è diventato un uomo e vuole lasciare il paese natìo per iniziare la sua vita che sogna avventurosa.
Tra i piagnistei materni, l'indifferenza paterna e l'invidia dei fratelli più piccoli prende il suo sacco in spalla e parte verso la costa per trovare un imbarco su una qualche nave.
Gli ci vogliono 3 giorni di cammino per arrivare a Sciacca ed al suo porto. Lo percorre in lungo ed in largo ammirando a bocca aperta le varie navi presenti sul molo; tutte, per lui che viene dalla campagna, bellissime e grandissime.
A bocca aperta sta guardando, dal basso verso l'alto, la nave Gialinda, ne ammira le linee morbide e sinuose, gli alti alberi con le bianche vele serrate, le coffe vuote ed i marinai indaffarati al lavoro sul ponte.
Non si accorge, camminando, di andare a sbattere contro due uomini intenti a parlare ed a guardare una mappa.
"sta attento ragazzo" gli apostrofa uno dei due uomini con voce profonda guardandolo dall'alto in basso e, seguendone lo sguardo, "bella vero? dovresti vederla, affronta le onde come un cavallo selvaggio"
Gino non riesce a rispondere se non con un sorriso e balbetta qualcosa che sembra un "bellissima".
Gli uomini si sono rimessi a parlare dei loro affari quando Gino si rinviene e fa "avreste un lavoro per me?"
I due uomini si interrompono e lo guardano "figliolo, salpiamo stanotte ho l'equipaggio al completo". Lo sguardo reverente di Gino verso la nave, però, commuove i due ed uno fa "sai usare una scopa?", eccitato Gino fa un cenno di assenso con la testa, "bene, allora se vuoi partire con noi farai il mozzo, presentati qui stasera all'imbrunire".
La gioia di Gino è evidente quando afferma "sono pronto anche ora". L'uomo sorride e da un grido "Pedro" un uomo barbuto s'affaccia dal ponte "questo ragazzo è il nuovo mozzo, dagli del lavoro da fare". Pedro grugnisce un assenso. Gino s'arrampica
Comincia così l'avventura di Gino a bordo del brigantino Gialinda.
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15/02/1741 - Oceano Pacifico, La Isla des Los Muertos (approssimativamente 90° Ovest - 1° Sud)
È difficile risconoscere in quest'uomo forte e possente il nostro amico Gino, oltretutto ora si fa chiamare Loro Loco il "Pappagallo Pazzo". Ha un pappagallo appollaiato costantemente sulla spalla sinistra, una cicatrice che comincia sotto l'occhio destro, attraversa il naso, mezza bocca e finisce sotto l'orecchio sinistro, una orrida bruciatura da corda sotto il mento ed il lobo dell'orecchio destro è completamente sbrindellato. Non ha più nulla del timido ragazzo di campagna e il suo solo sguardo desta rispetto negli uomini al suo comando, perché sì, ora è lui il capitano della Gialinda ed è sempre lui il capo di questa banda di corsari.
Sì, corsari, la lettera di corsa firmata da Re Carlo è ben custodita negli alloggi del capitano.
L'isola non è nel territorio di contesa con gli inglesi ed il suo unico attracco è ignoto ai più dato che, per accedervi, bisogna attendere l'alta marea e seguire una rotta molto precisa, più sottile di uno spillo, per evitare gli scogli affioranti dal mare sempre in tumulto.
Per questo, oltre i corsari de Loco Loro non ci approda mai nessuno, nessuno arrischierebbe la propria nave in quei frangenti. Quindi i nostri amici sono ben tranquilli a terra a rifornirsi di viveri e rilassarsi prima di riprendere il largo e la prossima battaglia.
Qui nascondono anche i loro tesori sotto, si dice, un'albero di baobab gigantesco, ma questa è un'altra storia.
Sull'ultima nave abbordata sono stati rinvenuti molti dispacci, ori e pietre preziose che sono andati quasi interamente nelle tasche dell'equipaggio, Loro Loco si è tenuto solo un anello del capitano avversario ed una lampada a olio, trovata anch'essa nella cabina del capitano, con sopra incisa la trinacria, il simbolo della sua patria natia.
La lampada è piuttosto semplice e comune, non fosse tato per l'incisione probabilmente sarebbe finita in mare o sarebbe stata fusa dato che è di ottone. È, invece, finita nella tenda del capitano della nave corsara Gialinda.
Gino, pardon, Loro Loco è steso su un pagliericcio a mangiare manghi ed a bere rum mentre il suo pappagallo è andato a spennacchiarsi appollaiato proprio sulla lampada in questione quando una voce irrompe ridendo dal nulla "passa via pappagallo spennacchiato".
Loro Loco scatta in piedi con la sciabola in mano ed il pappagallo gli vola istantaneamente sulla spalla "chi va la?" sbraita il capitano. Silenzio di tomba, non c'è nessuno. Esce dalla tenda e controlla il perimetro della tenda: non ci sono impronte sulla sabbia, gli uomini più vicini sono ad un centinaio di metri lungo la spiaggia e la foresta è ad almeno duecento metri di distanza. Chi ha parlato dunque? Loro Loco, meccanicamente, ripulisce le impronte che ha lasciato sulla sabbia e rientra nella tenda pensieroso.
Chi mai ha parlato se non c'è nessuno? Loro Loco è superstizioso e tutti gli uomini del suo equipaggio, è grazie a questa superstizione se lui è il capitano, grazie alla superstizione è riuscito a prendere e mantenere il controllo su questa banda di corsari, quindi non c'è da meravigliarsi se si fa il segno della croce ed inizia a pregare.
Il pappagallo, che per inciso si chiama Pillo "Mascalzone", salta nuovamente sulla lampada e ricomicia a spennacchiarsi.
Nuovamente quella risata, nuovamente una voce preveniente dal nulla che intima al pappagallo di andarsene. Ma, questa volta, Loro Loco crede di aver capito da dove viene la voce. È incredulo, è impossibile ma, se non si sbaglia di grosso, la voce viene da quella lampada.
Un grido prorompe dalla sua voce "Peluqueeeeeee vieni qui".
Peluque è il barbiere di bordo, nonché cavadenti, nonché cuciferite, nonché cuoco, nonché… non è certo un bel vedere, così brutto che anche la fame ne avrebbe ribrezzo e la morte l'ha disprezzato più di una volta ma, comunque, è l'uomo più acculturato della ciurma ed ha navigato in tutti mari servendo su molte navi.
Peluque è anche il più servile di tutti, come qualcuno lo chiama, accorre ed infatti, in un lampo si affaccia alla tenda del capitano e, con un ampio sorriso di denti marci, allegramente fa "comandi capitano".
"Raccontami un po' com'era quella storia? Quella che raccontavi l'altra sera in coperta… quella… araba, mi pare… di quel tipo coi desideri…"
"La storia di Aladino e della lampada magica, capitano?"
"Sì quella. Mettiti seduto e raccontamela un po'".
Peluque, si siede, tracanna un bel sorso del rum del capitano e racconta al capitano la storia del mago cattivo, di Aladino e del Genio della lampada.
Una volta terminata la storia Peluque tornò intorno al falò con gli altri ed il capitano rimase solo con il suo pappagallo.
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Loro Loco non dormì per tutta la notte, una miriade di pensieri gli ronzavano nella testa.
Cominciò ad albeggiare ed uscì sulla spiaggia per godersi il sorgere del sole.
Rimase lì al sole non si sa per quanto tempo, fatto sta che cominciava ad imbrunire quando rientrò nella tenda, si buttò a sedere per terra e prese la lampada: l'aprì, ci guardò dentro, la girò e la rigirò da tutte le parti. Una comunissima lampada a olio.
La cicatrice, sotto l'orecchio sinistro, cominciò a prudergli, certo, visto il sudiciume potevano essere i pidocchi ma per lui era sintomo d'inquietudine. Alitò sull'incisione della trinacria a lui tanto cara e la lucidò col gomito.
Un fumo bianco scaturì dalla lampada ed una musica soave ed allegra al tempo stesso esplose insieme al fumo "ohhhh era l'ora tu ti decidessi, temevo tu mi buttassi a mare caro mio".
Un tizio s'era materializzato nel fumo, piuttosto alto, pelle bluastra, occhi neri come la pece, un turbante bianco sulla testa, una casacca nera aperta sul petto glabro, un paio di pantaloni larghissimi blu tenuti in vita da una fusciacca rossa e legati alle caviglie da nastri bianchi, ed un paio di… scarpe? pantofole? come chiamarle?… verdi lunghissime con la punta arrotolata verso l'alto ai piedi.
Pillo lancia uno strillo di terrore e si accovaccia sulla spalla del padrone.
Loro Loco, tranquillo, imperterrito lo guarda da seduto come si trova, arraffa la bottiglia di rum e ne trangugia un sorso più che generoso.
"Allora quella storia è vera e tu sei un genio o qualcosa del genere"
Il genio sorride e per tutta risposta "no, non sono un genio, sono solo un uomo uscito da una lampada" e scoppia in una risata al termine della quale continua "certo che sono un genio e tu che mi hai liberato hai diritto ad esprimere non uno, non due, ma ben tre desideri che io esaudirò"
"Bene" risponde Loro Loco "allora torna nella tua lampada ci penso e ti richiamo"
"Ma perfavore" implora il Genio "fammi rimanere fuori, sono secoli che non sgranchisco le gambe eseguirò tutti i tuoi ordini se mi lasci star fuori finché decidi"
Loro Loco lo guarda torvo "se la storia di Aladino è vera tu sei un bastardo bugiardo… come potrei mai fidarmi che tu non consideri un desiderio qualsiasi cosa che dico? no, non posso fidarmi… ma ti vengo incontro… puoi star fuori di notte ma te ne andrai nel bosco, lontano da me, in caso contrario… ti sparo"
Concluso l'accordo, il genio se ne va a zonzo tutta la notte sull'isola.
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Questa notte Loro Loco dormì profondamente e sognò la sua Fondazzo, in Sicila. Non tornava a casa da poco più di tre anni ma, per lui, una vita fa. Ne sono successe di cose in quel breve periodo e sognava di raccontarle alla madre, ai fratelli ed alle sorelle. Sognava anche che il padre approvasse le sue scelte ma questo sapeva, anche in sogno, non sarebbe mai successo.
Alla mattina si svegliò rilassato e tranquillo e trovò il genio giusto fuori dalla tenda ad attenderlo. Non appena uscì un "buongiorno padrone" lo riportò alla realtà.
Il genio era lì, ancora indosso il suo vestito stravagante e la sua aria sparuta. Non pareva risentire della nottata in bianco, chissà, forse il sentire l'aria fresca invece di quella stantia della sua lampada lo ritempra.
"Quindi tu puoi esaudire i desideri giusto?" lo apostrofò Loro Loco
Col sorriso il genio rispose "certo, mio padrone, posso esaudire ogni tuo desiderio: basta che siano solo tre e che non sia di avere altri desideri"
"Bene, desidero tu faccia parte della mia ciurma"
Anche se perplesso il genio incorcia le braccia, strizza gli occhi e puff… i vestiti del genio sono diventati del tutto simili a quelli di uno qualsiasi degli uomini della ciurma: "fatto" conferma il genio.
"Bene, ora va a svolgere le tue mansioni".
Il genio si allontana e si mescola insieme alla ciurma.
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18/04/1745 - Brigantino Gialinda, da qualche parte al largo del mar dei Caribi
Una tempesta infuria, la nave viene sballottata da tutte le parti, anche uomini navigati come questi marinai duri ad ogni intemperia non sopportano questo mare si liberano dalla bile causata dal maldimare.
Loro Loco, fiero ed impettito, alla ruota del timone scruta le onde ed inserisce la prua come un'ago tra le valli delle onde più alte. Il suo fido pappagallo Pillo, come sempre appollaiato sulla spalla, ripete strillando gli ordini del suo padrone alla ciurma. Peluque, il cavadenti di bordo, rincorre l'occhio di vetro che rotola sul ponte a destra e a manca. Jinn in questi ultimi anni da corsaro ha perso una gamba ma non il suo sorriso sardonico da uomo vissuto.
In un attimo di bava di vento si ode qualcuno cantare:
nella bufera noi andiam
tutto il mondo a conquistar
ogni nave a depredar
e tutto l'oro ad intascar
yoh oh oh e una bottiglia di rum
yoh oh oh e una bottiglia di rum
Jinn sale di vedetta in coffa, sembra una scimmia da come sale. Scruta tutto l'orizzonte ed urla "capitanooooooo, sereno a due miglia quarta a drittaaaa"
Pillo ripete "quarta a dritta", Loro Loco, con un grugnito gira la ruota del timone infilandosi in un cavo d'onda verso dritta e prosegue, di onda in onda, nella direzione indicata da Jinn.
Dopo un tempo che sembra un secolo trovano il sereno. Jinn scende ed il capitano gli spegne il sorriso "non erano due miglia Jinn? devi rivedere le tue distanze ne erano almeno 5".
Jinn non si lascia scoraggiare e, sempre sorridendo, afferma "sa capitano, 2 miglia o 5 che cambia? siamo usciti dalla tempesta noo?"
Gli insulti che piovono sul capo di Jinn si sprecano, scende diritto come un fuso in cambusa e ne torna con un barilotto di rum urlando "festaaaaa". Tutti accorrono a brindare al mancato pericolo e si dimenticano dello scherzo di Jinn.
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03/05/1745 - Brigantino Gialinda alla fonda nel porto di Santa Maria
I carpentieri dell'isola stanno provvedendo al ricalatafare lo scafo del Gialinda, l'equipaggio al completo è sbarcato e si sta rifacendo dei lunghi mesi di viaggio nei peggiori locali della zona e con le peggiori forme d'intrattenimento locali. "Son ragazzi" direbbe Jinn che, invece, si sta scolando a suon di rum la sua parte di bottino. Loro Loco da capitano saggio non ha portato molti soldi con se ma ha seppellito il suo bottino su una delle isole (o forse tutte) nelle quali è sbarcato, solo con Pillo, con una lancia. Con i pezzi da otto che si è portato dietro sta paga l'immunità per se ed i propri uomini all'autorità dell'isola.
Jinn, oramai ubriaco di rum, canta, balla e da il peggio di se attirando le attenzioni di un gruppo di marinai di un'altra nave. I suoi scherzi, frizzi e lazzi altro non fanno che indispettire gli altri avventori finché si scatena una rissa furibonda.
Loro Loco arriva alla al locale spalanca il portone e lancia un urlo tremendo "Jiiiiiiin, ma porco d'un cane che stai combinando". Il silenzio cala nel locale, si potrebbe sentire volare una mosca. Jinn, sorridendo come sempre, "stavamo scherzando capo", una risata lo scuote dal profondo e contagia tutto il locale.
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19/05/1745 - Brigantino Gialinda, nel mezzo dell'atlantico, all'arrembaggio di una fregata battente bandiera Inglese
Una voce solitaria, nel trambusto della pugna, canta:
alla pugna alla pugna
col ferro alla mano
t'infilzo e t'affetto
la pistola nel panciotto
ti fo un buco nel caniotto
muori muori inglesino
nel tuo sangue vitellino
Jinn, come al solito, tra un affondo ed una parata altro non fa che sfottere gli inglesi, i loro regnanti e i loro avi tutti. Tanto che, alla fine, il capitano inglese, che sta duellando con Loro Loco alza una mano per parlare e gli fa "sir, mi faccia una cortesia, può dire al suo uomo di calunniare di meno e combattere di più?". Loro Loco scuote la testa disgustato e risponde "e come potrei? quello sciagurato se non si diverte non combatte, pensi alla sua testa piuttosto" e ricominciano a duellare.
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22/05/1745 - Brigantino Gialinda, arranca verso un porto franco nel mar dei Caribi
Loro Loco, dal cassero di poppa, arringa i suoi uomini "cani di mare… l'ultima pugna ci ha gravemente danneggiato, avremo molto lavoro per riparare la nave…" mormorio di dissenso "ma… ci ha reso molto… da una stima approssimativa abbiamo oro a sufficienza perché tutti quelli che vogliono possono ritirarsi" grido di giubilo. Comincia una festa a suon di rum, balli e canti.
Tra gli altri si ode una voce dolce cantare una melodia lontana:
eri la mia bella ma il fato ci divise
eri la mia stella ed un mago si oppose
brillerai per me per sempre
solo a te il mio cuore apre
Sono tutti ubriachi e nessuno fa caso a chi cantava questi versi, tranne Loro Loco che si accosta al cantante "Jinn raccontami la tua storia".
Jinn con le lacrime agli occhi guarda il suo capitano "ohhh capitano… non c'è molto da dire… ero un uomo normale come chiunque ed ero innamorato di una fanciulla" sorride "la più bella che fosse mai vissuta, ma la voleva anche un mago che mi condannò alla lampada per l'eternità" singhiozza "come vorrei poter tornare indietro".
"Che faresti se potessi?"
Lo sguardo di Jinn si fa serio "lo ucciderei."
"Se non sbaglio" dopo un attimo di silenzio Loro Loco riprende "ho ancora due desideri", Jinn annuisce, "posso esprimerli contemporaneamente?"
"Certo mio padrone, l'importante è che siano distinguibili"
Loro Loco sorride "bene, desidero la mia e la tua felicità"
Jinn incrocia le braccia, chiude gli occhi, li riapre e "non è possibile, non posso darti la felicità".
Loro Loco è perplesso "e perché mai?"
Jinn ha una faccia contrita "mi spiace mio padrone ma guardando nel tuo cuore ho visto un abisso ed i miei poteri non bastano a riempirlo"
"E tu allora cosa ci fai ancora qua? non dovresti essere tornato al tuo tempo dalla tua bella?"
"Non posso neanche questo perché rimarrebbe un desiderio non esaudito"
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Loro Loco e Jinn hanno viaggiato insieme ancora per molti anni, depredando, pugnando ed accatastando tesori d'ogni sorta ma nessuno dei due è mai riuscito a sentirsi veramente vivo o felice.
La leggenda dice che ancora navighino nel mar dei Caribi e chi li incontra non sente altro che il pianto di due uomini che cantano canzoni di pugna, d'arrembaggio e di donne e di dolori.