Lo spettro del tempo

Si dice che i bambini nascano con le mani chiuse a pugno perché hanno tutto e vogliono tenerlo stretto: la vita, la gioia di vivere e la vera felicità.
Si dice ancora che da quando apriamo le mani per la prima volta qualcosa ci sfugga e lottiamo tutta la vita per riottenerle.
Si dice… ma la realtà è un'altra.
Questa storia narra di un tempo antico, tanto antico che il tempo ancora aveva cominciato a scorrere, in realtà il tempo non esisteva ancora: non c'era un passato, non c'era un presente e non c'era un futuro. Tutto era statico ed immutabile. In pratica l'universo era completamente noioso. I pochi esseri viventi erano immortali ma, in realtà, non vivevano affatto dato che non c'era niente per definire un prima od un dopo, erano concetti inconcepibili.
Tra loro c'era Nanduk, un essere incorporeo, intangibile, insensibile. Era bastante a se stesso e l'universo, dal suo punto di vista, iniziava e finiva con lui. Nanduk era curioso.
La curiosità è un male quando il tempo non esiste, non la si può indirizzare da nessuna parte, non le si può imprimere una direzione o dei limiti quindi la curiosità, in questo caso, uccide. E non uccide un essere qualunque ma uccide Nanduk.
Ma come può un essere immortale, in assenza di tempo, morire? Infatti non può. Infatti Nanduk non è morto.
La curiosità era sempre crescente in lui, sempre, sempre, eternamente in crescita senza possibilità di variare questo stato. Arrivò, ovviamente, al punto in cui le sue capacità di contenimento della curiosità erano al massimo ed a quel punto esplose.
L'esplosione fu immane, tutte le particelle incorporee, intangibili ed insensibili di Nanduk cominciarono a spargersi per l'universo dando così vita al tempo. Come? Dato che le particelle continuano e vagare nell'universo quest'ultimo non è più immutabile come prima e, quindi, esiste un prima, un durante ed un dopo.
Che c'entra con i bambini? Un attimo che ci arrivo.
Nanduk, abbiamo detto, non è morto, è esploso: le sue particelle vagano nell'universo all'infinito e, potremmo dire, sono parte di noi stessi. Nanduk, l'essere immortale incorporeo, risiede in ogni nostra cellula.
Quando un bambino nasce acquisisce la ragione e perde la conoscenza o forse è meglio dire la memoria di Nanduk.
Il bambino inconsciamente sa che se lo lascia la presa lascerà andare Nanduk e cerca di impedirlo trattenendolo.
Ma Nanduk è intangibile come uno spettro, lo spettro del tempo.