===== In punta di piedi ===== In punta di piedi entrerò nel tuo cuore e ti nutrirò col mio calore.
Questa frase era stata scritta sulla lavagna con un gessetto giallo, solo le parole cuore e calore erano, invece scritte di rosso.
Quando il professore entrò in classe rimase sorpreso; era la stessa frase che aveva letto la sera prima in un libro, strana coincidenza questa certo ma in realtà il suo dubbio era un'altro: chi l'aveva scritta?
La sera prima non c'era ed era stato l'ultimo ad uscire e, presumibilmente, era il primo a rientrare quella mattina. Tra i suoi studenti, poi, nessuno aveva quella calligrafia, così elaborata, precisa e sicura, sembrava quasi stampata sulla lavagna. Oltretutto perché usare il giallo ed il rosso? L'autore di questo gesto doveva esserli andati a cercare in un'altra aula; nella sua non c'erano mai stati e non ci sono nemmeno in questo momento, gessetti colorati.
In ogni caso tra pochi minuti deve cominciare la lezione e vuole scrivere gli assiomi da spiegare ai ragazzi prima che arrivino, quindi posa la cartella sulla cattedra, prende il cancellino e ripulisce diligentemente la lavagna.
A lavagna linda apre la cartella, prende i suoi appunti, un gessetto bianco e comincia a scrivere alcune formule matematiche.
Gli studenti cominciano a sciamare in aula ed a prendere posto, alcuni parlando, alcuni in silenzio. Si comincia già a sentire il fruscio di una o due penne che scorrono sui fogli appuntando qualcosa.
Il professore termina di scrivere, posa il gessetto, posa i suoi appunti sulla cattedra, prende il giornale, si siede e si mette a leggere. Dopo alcuni minuti di lettura, guarda l'orologio, si rialza, va a chiudere la porta e lancia uno sguardo sui suoi studenti. Manca qualcuno. È fisionomista mancano due no tre ragazzi: lo spilungone occhialuto, naso adunco e la biondina del terzo banco. Ricontrolla l'ora, nel caso avesse anticipato. No, l'ora è giusta: peggio per loro. Torna in cattedra, alza lo sguardo sugli allievi e "il primo che risolve il problema che ho scritto alla lavagna entro" riguarda l'orologio "entro la prossima mezzora non ha bisogno di sostenere l'esame della prossima settimana e gli do direttamente il massimo". Con un sorriso sghembo si gode il silenzio calato nell'aula. "Su su, avanti, al lavoro" e si dirige alla cattedra per rimettersi a leggere.
Nell'aria si sentono solo mormorii, pagine di libri che scorrono, penne e matite frusciare veloci su fogli e quaderni "ahhh che pace" pensa il professore.
Dopo nemmeno 15 minuti un foglio gli viene deposto sotto il naso. Alza lo sguardo esterrefatto per cercar di capire chi osa disturbarlo. Non ricorda quella ragazza, una piccola ragazzina dai capelli rossi e piena di lentiggini con gli occhi verdi. Guarda il foglio, il risultato e ne legge il nome: Lucilla. "E tu di dove sorti fuori? Non t'ho mai vista". Lucilla si volta ed indica una posizione defilata e seminascosta della stanza.
Il professore guarda il foglio, l'elaborato è perfetto, non una sbavatura, non una imprecisione, tutti i passaggi sono semplici, lineari e diretti. Il risultato corretto.
Lucilla prende il suo zaino, ne estra il libretto scolastico e lo porge al professore.
Il professore sorride, prende il libretto, segna il massimo dei voti nella sua materia, lo firma e lo restituisce col sorriso alla ragazza.
Lucilla riprende il libretto, sorride ed esce, senza far alcun rumore, dalla classe quasi fosse svanita nel nulla.

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