===== Storie dal medioevo: L'oro dei poveri ===== Scappando dal castello con la folla inferocita che lo inseguiva il nostro povero affamato si diresse a gambe levate verso il bosco vicino. Il suo obiettivo era, semplicemente, far perdere le proprie tracce agli inseguitori e cavarsela anche questa volta.
Corri che ti corro supera il bosco, sale una collina, scende dall'altro versante, attraversa un campo di grano, salta un fosso, supera un campo di granturco pieno di spaventa passeri, supera un fiume su un ponte e s'accascia al suolo stremato. Ansimando teme l'arrivo dell'orda assassina che vuole la sua testa.
Dopo alcuni minuti si tira su a sedere e, respirando con più calma, riesce a guardare con il cuore che gli batte forte come quello di un uccellino caduto dal nido se alle sue spalle arriva qualcuno. Nessuno all'orizzonte, fiuuuu deve averli seminati.
Certo però, con questa corsa… gli è venuta fame.
Si alza in piedi e comincia a guardarsi introno.
Niente. Tutti campi desolati. Non un albero, non una casa, non un essere umano: per fortuna, quelli è meglio non vederli, sicuramente vorrebbero fargli la pelle.
Di certo non torna indietro, non vuole di certo farsi ribeccare da quegli scriteriati assassini… e solo perchè ha mangiato qualcosa a sbafo. Tze, che tempi, un affamato non può neanche morir di fame in santa pace.
S'avvia lungo un sentiero. Se c'è un sentiero, pensa, ci passa qualcuno, se ci passa qualcuno porta da qualche parte e se porta da qualche parte probabilmente porta in qualche posto dove c'è qualcosa da mangiare e se c'è qualcosa da mangiare… broarr, il suo stomaco brontola al solo pensare al cibo. Che brutta bestia la fame.
Cammina cammina vede, dopo aver passato una collinetta, delle strane palline nere sul terreno: oh cosa saranno mai, si mette a pensare, magari sono olive ma strano, non ci sono ulivi in zona, forse ghiande? macchè è tutto desolato non c'è neanche un albero figurati una quercia… forse… forse funghi? ma no, quando mai s'è sentito parlare di funghi neri… forse è meglio arrivare più vicino e dare un'occhiata.
Si dirige verso le palline più vicine e, quando si avvicina scopre che tanto palline non sono, probabilmente era l'effetto della distanza. Sono di varia dimensione da quella della dimensione di un pugno a quella che un uomo solo non può abbracciare.
Sono montagnole di cacca. Sì sì, avete letto bene, cacca, per la precisione cacca secca devono essere state depositate da un po' per essersi essiccate in tal modo. Ahhh roba inutile, pensa, sta per andarsene quando si ferma di botto.
Spetta, pensa, la cacca non è inutile, la cacca è concime e con il concime si coltiva la terra e si raccolgono verdure, frutte, riso, grano, granturco eccetera eccetera… quindi non è inutile. E, se non è inutile, forse posso venderla ad un contadino… già ma come portarla?
E si mette a rimuginare sul problema. Si mette a sedere e si gratta un piede… le calze, s'illumina, sono degli ottimi contenitori, contengono i piedi, possono contenere anche altre cose… potrebbero contenere le cacche e, così pensando, si toglie le calse e comincia a riempirle. Una volta riempite si rimette a pensare… certo che è poca roba, c'è ancora tanta cacca, come posso prenderla?
Si gratta la testa per pensare e, per grattarsela, deve togliersi il cappello… lo guarda e s'illumina tutto d'un sorriso e fa: certo, il cappello, se c'entra la mia testa c'entra anche la cacca. E, di buona lena riempie anche il cappello di cacca.
Si guarda intorno cercando altri contenitori e pensa al maglione, un po' sbrindellato e bucato, è vero ma se sta attento a metterci solo quelle più grandi non ne perderà nessuna.
E poi? Poi si accorge delle brache, certo hanno i buchi per le gambe ma se in fondo ci fa un nodo o li lega c'entra tanta di quella cacca… e, così pensando ti toglie anche le brache e comincia a riempirle.
Riempiti tutti i suoi indumenti di cacca, se li carica in spalla e si avvia, torna sul sentiero che da qualche parte porterà e va avanti fino a sera.
S'è fatto buio, comincia ad aver sonno. Si stende per terra per dormire. Non riesce a prender sonno, sente freddo, ha i piedi gelati. È risaputo che she hai i piedi freddi hai freddo quindi gli basta tenere i piedi al caldo e riuscirà a dormire. Ma non ha niente per coprire i piedi, anche le calze le ha riempite di cacca. Pensando questo ha un'epifania: la cacca. La cacca può proteggere i suoi piedi dal freddo e può dormire. Allora prende le brache ne scioglie un lato, prende i piedi e ce li mette dentro. Ahhhhh che goduria ora sì che può dormire. E, detto fatto, s'addormenta beato come un bambino.
La pioggia lo sveglia. Strano gli piove solo in faccia, ancora con gli occhi chiusi, non ricordava di aver trovato un riparo. È una pioggia calda. Apre gli occhi e vede un cane, cioè quello che gli sembra un cane, con la zampa alzata che gli piscia in faccia.
Tossisce, sputacchia, sbraita e si alza. Così facendo semina tutta la cacca che aveva raccolto nelle brache a giro nel prato.
Il cane scappa via, da quando i tronchi tossiscono?
Ancora mezzo addormentato il nostro affamato riempie di nuovo le brache con la cacca, si carica tutto in spalla e s'incammina.
Cammina tutto il giorno ma non trova l'ombra d'una casa, ha perso anche il sentiero, vaga sperduto nei campi incolti. Finchè incontra un fiume. Deve attraversarlo. S'incammina pian piano nella corrente tenendo la cacca alta sulla spalla finchè la corrente lo trascina via facendogli perdere i sacchi.

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