Arrivò in paese uno straniero, nessuno lo conosceva, nessuno sapeva chi era, qual'era il suo passato, che lavoro facesse e neppure come si chiamasse. Non parlava con nessuno, non guardava nessuno, non salutava nessuno e nessuno andava mai a trovarlo, nemmeno il postino aveva mai avuto il piacere di portargli una qualche lettera, nemmeno una cartolina od una multa.
Le illazioni e le ipotesi, le dicerie e le voci erano innumerevoli chi pensava una cosa, chi ne pensava un'altra ma nessuno aveva la più pallida idea se fosse vera o meno.
L'aura di mistero che avvolgeva quest'uomo aveva coinvolto tutti, nemmeno i malviventi della zona si azzardavano ad avvicinarsi alla sua casa (in effetti questo potrebbe essere un buon espediente).
Evitava chiunque senza distinzione alcuna, se qualcuno, magari qualche forestiero, bussava alla sua porta per chiedere una qualche indicazione l'unica risposta che otteneva era uno sguardo torvo ed uno scuotimento di testa come a dire: "non so nulla, vattene".
Un giorno, uno straniero venne in paese. Si sedette al bar locale per bersi una birra rispondendo alle domande inconcludenti del barista, stette tranquillo al bar guardando fuori della vetrata finchè non tornò a casa quello che il barista definì "lo straniero locale". A quel punto lo straniero pagò il conto ed andò via.
La mattina dopo, quando usciva per andare, si supponeva, al lavoro, il nostro eremita trovò davanti porta una lettera. Sospettoso e malfidato la prese e tornò in casa.
Il tempo di un'attimo ed uscì trafelato. Non fu più visto in paese.
Qualche settimana dopo la curiosità cresceva in paese, in un piccolo paese tutti sanno tutto ed il barista è, si potrebbe dire, il giornale locale, meglio delle comari, meglio di un giornalista.
Crebbe a tal punto che anche l'amministrazione pubblica se ne occupò, fino a quel momento non si era mai ufficialmente interessata del tipo perché non dava fastidio a nessuno e nessuno, in effetti, si poteva lagnare di lui, quindi non ce n'era motivo.
Un agente, su incarico pubblico, entrò, quindi, nella casa dell'eremita.
La casa era linda e pulita, c'erto nel paio di settimane in cui era stata disabitata, si era accumulata un po' di polvere ma niente di più. Perlustrò tutta la casa finché trovò i documenti dello straniero. Il nome gli diceva qualcosa ma non ricordava cosa. L'agente tornò in centrale e frugò negli archivi: niente.
Eppure, il nome, gli ricordava qualcosa chiese, quindi, informazioni per i canali ufficiali: niente, quell'uomo sembrava non esistere nemmeno.
Nel paese abita anche un giornalista ovviamente amico e confidente di tutti, compreso dell'agente. Agente che gli chiede, appunto, se conosce quel nome e se può verificare negli archivi del giornale e scopre quanto segue: un uomo con quel nome è sparito alcuni anni prima ed era soprannominato Caronte. Non riuscì a scoprire altro.
Sembrava un enigma senza soluzione.
—
Caronte si era dato tanto da fare per sparire che il vedere quella lettera sull'uscio di casa lo preoccupò alquanto: la prese, la soppesò, conteneva solo un foglio, si guardò perplesso intorno e tornò in casa.
Aprì con circospezione la lettera, c'era una foto, la foto di una moneta. Il messaggio era chiaro: l'avevano trovato.
In un'attimo radunò le sue cose in una borsa, uscì senza curarsi di chiudere l'uscio o di chi potesse guardarlo e se ne andò.
Arrivò alla vicina città ed andò in un bar buio e sudicio, senza dire una parola andò direttamente nel retrobottega, aprì una porticina ed uscì in un vicolo, girò un angolo, poi un'altro, scese una scala che portava in un seminterrato, entrò in una porta, salì alcune rampe di scale ed entrò in un appartamento sudicio e sporco senza degnare di uno sguardo gli inquilini che lo guardarono allibiti, uscì dalla finestra sulla scala antincendio, salì sul tetto, aprì una porta che riportava all'interno ed a metà rampa girò, prima a destra e poi a sinistra, il portalampada che sorreggeva una lampadina. Gli scalini appena percorsi si "aprirono" ed entrò in una stanza fortemente illuminata.
La stanza sembrava un laboratorio, anzi era un laboratorio: prese la lettera e la foto e le analizzò a fondo. Guardò con attenzione e con una lente molto potente l'immagine della moneta, nel taglio vi era inciso un messaggio in codice, che lesse molto attentamente.
Sapeva chi era il mittente, sapeva cosa voleva e sapeva cosa doveva fare.
Sul fondo della stanza c'era un tavolo a vetrina con dentro alcune spade, coltelli, pugnali ed una pistola: la sua pistola. Prese l'arma, un pugnale a scatto ed un caricatore e se ne andò.
—
I giorni successivi furono trovati una serie di cadaveri, tutti con due monete sugli occhi per pagare il passaggio nell'oltretomba.
Nessuno seppe mai chi ne era l'autore. Nessuno tranne il proprietario della moneta.