Si narra che molti secoli fa vivesse un mago molto potente, così potente da poter creare la vita dal nulla e sfidare la morte.
Nessuno sa quanto ci sia di vero perché nessuno, al tempo, si curò di mettere per iscritto i fatti anche perché, al tempo, solo poche persone sapevano scrivere quindi la storia venne tramandata da vari narratori che, col tempo, hanno dimenticato qualche dettaglio e ne hanno aggiunti altri.
Il mago, di cui nessuno sa il vero nome e che chiameremo, per comodità Dalaìni viveva in un'oasi, oramai scomparsa, nel deserto. A dire il vero c'è chi dice che l'oasi non sia mai esistita e l'avesse creata lui con la magia.
La sua dimora era una casa semplice, costruita con i materiali del deserto e dell'oasi stessa. Non era sfarzosa, non era eccessiva, era, semplicemente, accogliente.
Dalaìni ci viveva da solo con una serie di servitori ed ancelle, lontano da tutti e dal mondo, gli unici suoi contatti erano predoni del deserto e viandanti di passaggio, non aveva una grande vita sociale ma, in ogni caso, aveva tutto ciò che un uomo poteva desiderare. Questo, probabilmente, contribuì alla leggenda che lo avvolge.
Di tanto in tanto si allontanava, insieme ad alcuni servitori in qualità di portatori, dalla sua dimora per andare in una delle città vicine, relativamente dato che si parla di almeno una decina di giorni di marcia nel deserto, per fare acquisti o vendere merci. Non c'è da meravigliarsi di questo, nella sua oasi nel deserto non poteva, per forza di cose, esserci tutto. E rimaneva in città alcuni giorni, a volte anche mesi, per le contrattazioni e mai nessuno vide, in questi periodi, Dalaìni nutrirsi o dormire. Nessuno sapeva dove trascorresse le notti o dove tenesse le sue mercanzie.
Un gruppo di briganti locali, per molti, seguì il mago per cercar di scoprire dove fosse acquartierato per poterlo derubare ma, entrato quando in un vicolo, quando in un'altro, scompariva nel nulla.
Certo quei piccoli malviventi erano estremamente ignoranti ma non potevano concepire come potesse fare un uomo grande e grosso come Dalaìni a svanire nel nulla. Ovviamente non credevano alla magia, era un uomo fatto di carne ed ossa come tutti gli altri e da qualche parte doveva pur passare.
Era solo una questione di tempo perché qualcuno cercasse di aggredirlo per derubarlo. Dalaìni era sì grande, grosso e robusto ma nessun uomo poteva resistere all'aggressione di un gruppo bene armato di briganti.
O almeno così credevano. Dalaìni, visto il mal partito, semplicemente svanì.
La voce si sparse. La notizia corse veloce in tutta la città e ne uscì arrivò anche al califfo, lontano parecchie leghe.
Il califfo aveva i suoi maghi di corte che gli assicurarono e gli dimostrarono che era un trucco semplice, alla portata anche di un mago alle prime armi.
Però il califfo credeva e glielo confermavano costantemente i suoi maghi, che tutti i maghi, gli stregoni, le maghe, le streghe, le fattucchiere ed anche i ciarlatani erano al suo servizio o comunque erano noti quindi chi era questo mago Dalaìni? Da dove veniva?
Nessuno dei maghi lo conosceva. Nessuno di loro usando i poteri e le arti magiche di cui disponevano era in grado di scoprire dove abitava e cosa faceva. Il califfo mandò alcune guardie in città per informarsi e, nel caso fosse ancora in situ, di invitarlo gentilmente, e sottolineò pesantemente il termine conoscendo la mano pesante dei suoi uomini, a palazzo.
Dopo alcuni giorni, le guardie tornarono a mani vuote: Dalaìni era andato via dalla città prima del loro arrivo e nessuno dei mercanti era in grado di dire dove vivesse.
Il califfo emise un editto nel quale prometteva ad ogni suddito che fosse in grado di fornire informazioni utili a trovare il mago Dalaìni qualsiasi cosa avessero voluto.
Ci vollero mesi, forse anni ma un giorno alla porta della dimora del califfo si presentò una vecchia signora con le informazioni sperate e non voleva neanche tanto, solo un po' d'oro.
Il califfo in persona, scortato dalla guardia reale, si presentò nell'oasi del mago. Non sapeva ci fosse un'oasi da quelle parti, strano aveva le mappe di tutto il regno e l'oasi non risultava… mal di poco ordinò ad uno degli scribi che lo accompagnavano di aggiornare la mappa e se ne dimenticò, era lì per altro.
I servi accompagnarono il califfo nel gabinetto del mago. Era la stanza più interna di tutto l'edificio, per arrivarci era necessario seguire un percorso lungo e tortuoso che faceva passare in quasi ogni ala della casa.
Si squadrarono vicendevolmente da capo a piedi. Il mago soppesava il califfo come fosse una cassa di datteri, lo squadrava e sezionava come un vitello. Il califfo era perplesso, questo giovane, non dimostrava più di 30/35 anni come poteva conoscere una magia tale da occultarlo a tutti i suoi maghi anziani ed esperti? Eppure così sembrava.
Il primo ad interrompere l'indagine fu Dalaìni che disse: "califfo, cosa vi porta nella mia umile dimora?"
"ci risulta siate un mago di tutto rispetto"
"ohh non ho tal pretesa" controllando in controluce il contenuto di un alambicco "sappiate, comunque, che non verrò a lavorare a palazzo per voi, sto bene qui"
"e cosa vi fa credere che vi voglia a palazzo?"
"se ho sbagliato, scusatemi ma" e sorridendo "cosa potrebbe mai portare il califfo che ha al suo comando fior fior di stregoni al cospetto di un mago sconosciuto?"
"voglio sapere come fate per non esser rintracciato dai miei maghi, è una cosa che potrebbe farmi comodo"
"signore, ma i vostri maghi possono rintracciarmi tutte le volte che vogliono" e con un sorriso di sghimbescio "non è colpa mia se si dimenticano i risultati"
"come sarebbe a dire che se ne dimenticano?"
"vedete queste pozioni? vedete queste polveri? vedete tutto quanto è in questo gabinetto?" il califfo fa un cenno d'assenso "mi servono per cercar di risolvere un maleficio che mi pende sulla testa" indicando un pugnale appeso al muro "quello è un pugnale magico, chiunque venga trafitto dalla sua lama entra nell'oblio e non può più uscirne"
"che volete dire mago?"
"quando avevo 32 anni fui trafitto da quel pugnale, chi mi vede e mi parla mi dimentica. Sono oramai 80 anni che cerco un rimedio"
"un rimedio? ma come sarebbe? non mi sembra vi abbia fatto danno: siete ancora giovane e forte e, a quanto dite, avete ormai oltre cent'anni"
"vero ma… non appena vi volterete dimenticherete ogni cosa e vi ritroverete nel deserto"
Il califfo rise a crepapelle, piangeva dal ridere, non appena si asciugò le lacrime…
era in pieno deserto con le sue guardie… e sembravano smarriti tanto quanto lui. Cosa ci faceva là?