La pazienza di Giobbe

Giobbe, un ragazzo mezzosangue, anche se sarebbe più corretto dire quartosangue in quanto: un quarto umano, un quarto elfo, un quarto genio ed un quarto orco, un giorno incontro un folletto, questo folletto per intero, che folleggiava in mezzo ad una selva nutrita di nutrie rumorose.
Come mai questo folletto folleggiava in mezzo ad una selva nutrita di nutrie rumorose?
E cosa ci faceva Giobbe nella selva dove sapeva esservi una nutrita schiera di nutrie rumorose?
E perché il folletto folleggiava tutto solo in quella selva?
Ma, voi altri direte, ma perché ci ammorbi con queste domande e non continui la storia?
Il folletto che, per inciso, si chiama Jino si trovava nella selva per farsi un bagno nel torrente prima di andare a folleggiare alla festa di primavera dei folletti. La festa è rinomata in tutta la contea ed anche nelle contee limitrofe. Vi accorrono a frotte da ogni dove e non soltanto folletti, anche orchi, genii, elfi, umani, fate, stregoni ed ogni altra creatura. I folletti sono veri maestri nelle feste di primavera: musiche, addobbi, balli, giochi, le cose più belle e meglio pensate, nelle loro feste di primavera non manca niente e niente si fanno mancare.
Jino sperava, alla festa, di divertirsi come un pazzo, era la prima volta che gli era concesso di andarci, i suoi genitori sono, stranamente, molto "a modo" e non vogliono che il loro unico figlio folleggi facendo delle … follie, follie che poi lo segnerebbero per tutta la vita ma, quest'anno è maggiorenne e non possono più impedirgli di fare niente.
Era, quindi, Jino a farsi un bagno nel fiume quando le nutrie sono accorse compatte ad interrompere la pace della forra. Lamentavano la distruzione di chissà quale barricata da loro costruita e quindi pretendevano un risarcimento. Tra le nutrie, le più agguerrite si facevano sotto il naso di Jino che non sapeva come difendersi.
I folletti, non tutti lo sanno, secernono una sostanza particolare, specialmente quando sono nervosi, che rende ilari tutti gli esseri che si trovano nelle vicinanze, fanno eccezione solo gli orchi ed alcuni maghi ma, questi ultimi, solo grazie a pozioni e riti particolari. Jino, nella situazione in cui si trovava, era estremamente nervoso e cominciò, ovviamente, a secernere il sebo a secchi tanto che tutta l'acqua della forra ne fu contaminata. Nutrie, pesci, rane, rospi, mosche, zanzare, libellule, serpenti e compagnia bella tutti furono preda dell'ilarità che sfociò in una piccola follia folleggiante.
Giobbe girava nel bosco per cercar funghi, ultimamente c'erano state piogge abbondanti e sperava, di conseguenza, di trovarne abbastanza da venderli al mercato, non aveva intenzione, lui, serio com'era, di immischiarsi nella festa di primavera dei folletti, il suo quarto di orco si sarebbe ribellato, anche se il suo quarto di elfo ne sarebbe stato veramente contento ma, tant'è lui non ci sarebbe andato.
Odiava i folletti.
Li odiava dal profondo del cuore e questo perché erano gli unici che lo "sfottevano" del suo sangue misto. Tutte le specie erano bene accette e le relazioni interspecie pure, erano secoli, forse millenni che si mischiavano tanto che di alcuni individui non si riusciva nemmeno a capire di che specie fossero gli antenati e nessuno se ne curava. I folletti sia i giovani che gli adulti che anziani, sia i maschi che le femmine, però, lo prendevano sempre in giro. Probabilmente quello che loro dava fastidio, ma Giobbe non lo sapeva, era la sua parte di Genio in quanto i Geni, nell'antichità erano i dominatori dei folletti e delle follie.
Giobbe, quando vide quel folle folleggiare del folle folletto in mezzo a quella selva nutrita di nutrie rumorose non ci vide più. Era troppo, come osava quell'infame folletto a far follie nel suo boschetto preferito?
A passo di carica irruppe ed interruppe quell'amplesso di folle gioia gioiosa. Avreste dovuto vederlo, sembrava un'orco tutto intero da quanto era verde di bile. Gli animali si dispersero, le nutrie se la diedero a gambe levate, Jino fu soggiogato dallo sguardo di Giobbe, vide nei suoi occhi lo sguardo del padrone arrabbiato ed implorò il suo perdono.
In un lampo la meraviglia riempì il volto di Giobbe, com'era possibile che un folletto, uno di quelli che lo aveva sempre deriso si comportasse in quel modo? Com'era possibile che implorasse il suo perdono come se ne andasse della sua vita?
Giobbe si calmò di colpo, si sedette e, in questa posa, tutta la sua parte elfica proruppe a profusione e la magia che sprigionava da ogni poro del suo corpo s'iradiò nel bosco boscoso. Gli uccellini cinguettarono di gioia.
Jino ottenuto il perdono si offrì di aspergere Giobbe degli olii sacri dei folletti erranti. Questi olii donavano l'assoluta pazienza, un dono che i folletti potevano donare solo ai puri geni facendoli divenire i leggendari "Jinn dalle sette braccia".
I Jinn dalle sette braccia tutto potevano, tutto sapevano e tutto capivano era, quindi, un dono fenomenale quello che Jino volle fare a Giobbe.