===== Un dito in paradiso =====
Vive, in un luogo sperduto ed ameno, un uomo senza amici e senza gioia alcuna.
Non è che non conosca nessuno anzi tutt'altro conosce fin troppa gente, così tanta da non riuscire a considerare alcuno come un amico, un vero amico intendo, uno per i quali faresti tutto il possibile e che farebbe tutto il possibile per te.
E non è nemmeno che non conosca cosa sia la gioia, ogni tanto, si rallegra ed è contento di qualcosa come chiunque altro ma non sa se esista la vera felicità e come trovarla.
Quindi, alla fin fine, si direbbe che è un uomo come tanti, insoddisfatto come tanti.
Non ha pretese, non ha obiettivi, non ha ambizioni, non ha finanche desideri. Si direbbe, quasi, che più che vivere sopravvive e non si sa bene cosa lo spinga, forse non lo sa neanche lui.
In ogni caso quest'uomo anonimo un giorno incontra una fanciulla che cambierà il corso della sua vita.
Ohh, non aspettatevi la bella damigella indifesa… non è affatto indifesa, non è una damigella e, a dirla tutta, non è che gli uomini si girino a guardarla quando passa, è una fanciulla normale, una come tante altre ha, però una qualità che non si nota a prima vista, ha un cervello fino e funzionante.
Ora tra i due non succede alcunchè di eccezionale, vorrei potervi raccontare una storia d'amore ma non è così, anzi i due più o meno si trovano interessanti ma niente di più, si conoscono, fraternizzano ma nemmeno diventano "amici" giustalpiù (sì, lo sò, il termine non vi risulta esistere, buona pace per la crusca ed i vocabolari, me lo conio io e fatevene una ragione) buoni conoscenti, e forse neanche tanto buoni.
Come altre volte un giorno, per il compleanno di uno dei due, si danno i classici baci sulla guancia, ma, quel giorno non si sa come, non si sa perché avviene qualcosa di particolare, almeno a lui.
Lì per lì, in realtà, non avviene alcunché. È una specie di festicciola, e tutti fanno ciò che si fa a queste feste: chiaccherano, socializzano, spiluccano e bevucchiano. Compreso il nostro solitario anche se, come sempre in questi casi, dopo un po' si dilegua, magari non fisicamente ma mentalmente sparisce.
La notte sogna. Bhè, direte voi, che c'è di strano? Tutti sognano, magari non se lo ricordano ma non c'è niente di strano.
Lui non sogna, mai. Dato che non ha desideri, reali, nascosti, invisibili, raggiungibili od irraggiungibili non ha neanche bisogno di sognare dato che essi altro non sono che la realizzazione di desideri.
Comunque sognare non è il verbo adatto forse è meglio non definirlo.
La notte viene proiettato in un altro mondo. Un mondo di luce, pace e contentezza.
Tutti gli abitanti son fatti di luce, non hanno corpo ed anche il nostro uomo non ha corpo, è pura luce ed essenza.
Tutti gli abitanti godono della pace, si sentono tutti fratelli e buoni l'uno con l'altro, non ci sono astii né motivi di confronto, ed anche il nostro uomo gode della pace.
Tutti sono contenti e felici, termine che il nostro uomo non riesce ad associare ad una qualsiasi senzazione, tutte quelle che ha provato sembrano insufficienti ma, in questo caso, anche lui si sente felice.
Vaga in questo mondo… paradisiaco senza sapere come ci sia finito e perché né, tantomeno, crede che sia possibile che esista finché, passo dopo passo arriva ad un gigantesco cancello d'orato che protegge un immenso giardino.
Cioè proteggere non mi sembra sia il termine più adatto il cancello non è collegato a dei muri, un inferriata od una qualsiasi recinzione quindi basta girarci intorno per oltrepassarlo ma, tant'è, è piazzato lì ed avrà un suo motivo.
Il nostro uomo, dopo aver dato uno sguardo al cancello ed al giardono, semplicemente lo ignora e cambia strada pensando ai fatti suoi e, principalmente, a com'è finito in quel posto così strano.
Cammina cammina si ritrova, nuovamente, davanti allo stesso cancello oppure ad un'altro identico, con dietro un identico giardino, cambia strada e si reincammina.
Nuovamente lo stesso cancello, lo stesso giardino ma non si dà per vinto. Cambia nuovamente direzione e, dopo un po', di nuovo stesso cancello, stesso giardino.
Dopo una dozzina o forse più volte, si dà per vinto e decide di andare avanti. Ma come? Girare intorno al cancello gli pare brutto, ci sarà pur sempre un modo di farselo aprire altrimenti a che serve un cancello?
Lo guarda e l'osserva da tutte le parti fino a trovare, nascosto ai piedi del pilastro di sinistra un piccolo pulsante. Lo preme, nel giardino compare una campana gigantesca che si mette a suonare.
Uno, due, tre, quattro rintocchi e compare, dietro la campana un vecchio barbuto che l'apostrofa: "oh te, chi sei, non t'ho mandato a chiamare, che ci fai qui?"
"Ma veramente" risponde il nostro uomo "non so dove sono ma non faccio altro che arrivare davanti a questo cancello"
Il canuto s'avvicina ed il cancello si apre automaticamente "vieni, entra, facciamo due chiacchere".
Il vecchio si presenta con il nome di Eligor comincia un interrogatorio serrato, altro che chiaccherata, fatto di domande semplici e complicate allo stesso tempo rivolte al nostro uomo, domande alle quali non ha neanche il tempo di rispondere dato che le risposte sembra che il vecchio le conosca ancor prima di porre le domande.
Dopo un tempo infinito l'interrogatorio termina ed Eligor si allontana dicendo "aspettami qui un attimo, devo consultarmi", appena pronunciate le parole svanisce.
Il nostro uomo è immobilizzato, non riesce a muoversi, quindi attende paziente.
Arriva un altro tizio che dopo averlo guardato attentamente afferma "io sono Hemah e tu non dovresti essere in questo posto, non è ancora giunto il tuo momento, anzi non so se arriverà mai. Anche se solo per un attimo hai goduto di una felicità che non dovevi avere. Non appena varcherai quel cancello non ricorderai alcunchè di questo luogo e tornerai ad una vita di solitudine e di tormento. Addio."
Hemah svanisce.
L'uomo, liberato dall'immobilità non può fare altro che andarsene. Varcato il cancello si ritrova solo e triste nel suo letto.