===== A gonfie vele ===== Spira una una brezza tesa sul mar dei Caribi, si preannuncia un temporale e, quando si scatena, è bene rimaner ancorati nella rada. Troppo spesso le navi scompaiono senza lasciare alcuna traccia di sè, anche se spesso non è colpa del maltempo ma dell'Olonese che scorrazza in queste acque affondando e depredando chiunque gli capiti a tiro, specialmente spagnoli.
La tempesta sul mare è cominciata ed imperversa furiosa. Onde alte 2 metri si abbattono sulla fiancata, volgiamo la prua al traverso per cercar di soffrir meno l'infuriare del vento.
La vedetta in coffa scorge una nave in lontananza tra le onde ed urla: "oé… nave a drittavia, sembra un galeone"
Giù dabbasso al timone l'Olonese urla di rimando "bandiera?"
Tutti tacciono, l'unica voce che si sente è il ruggito del vento, e le frustate delle onde.
Per alcuni minuti i lavori necessari per mantener la nave a galla vengono fatti in assoluto silenzio. Tutti temono la risposta. Se fosse spagnola o inglese di sicuro l'Olonese ordinerebbe la pugna e con questo tempo è un'azzardo.
Ma la speranza è presto infranta: "inglese signore e sembra abbia solo una dozzina di cannoni"
Un mormorio scorre tra l'equipaggio, non sono molto contenti della cosa, un'arrembaggio col mare grosso è rischioso: le corde sono scivolose, il legno bagnato, i rampini attaccano male e scivolano e cadere tra le due navi e rimaner schiacciati è un'attimo. In questo momento, molti vorrebbero non aver mai preso il largo con l'Olonese. Ma poi pensano al facile guadagno, all'oro che hanno già accumulato e sorridono al rischio.
Infatti l'Olonese vira la prora e chiamando il secondo: "distribuisci le armi e fa preparare i cannoni, andiamo all'arrembaggio".
Gli inglesi devono aver visto la manovra dell'Olonese perché si danno alla fuga.
"Spiegate le vele" ordina l'Olonese "non voglio perderli", il nostromo, col suo fischietto, dirama l'ordine.
I marinai, anzi i bucanieri, spiegano tutte le vele disponibili, certo, con un tempo così è difficile.
Il capitano lascia il timone in mano al "guercio", il miglior navigatore che abbia mai avuto, pur avendo perso un'occhio durante una pugna riesce a "sentire", così dice lui, la nave ed il tempo meglio di chiunque altro. Ed infatti, dopo un paio di lievi aggiustamenti le vele prendono tutto il vento e si gonfiano come non mai.
Si avvicinano veloci alla preda. Gli si affiancano a babordo. Aprono gli sportelli dei cannone e sparano due bordate a bruciapelo agli inglesi che rispondono svogliatamente. Una palla dei bucanieri trancia di netto l'albero maestro che cade e crea un ponte tra le due navi.
"All'arrembaggio" è il grido che si sente lungo tutta la nave, urla e strepiti riempiono l'aria e sovrastano anche il ruggito del vento. Alcuni uomini cadono tra le due imbarcazioni e vengono orrendamente schiacciati tra le chiglie. I rampini sono lanciati e le due navi sono "agganciate".
Clangore di spade, urla e strepiti, alcuni moschetti sparano ma i bucanieri prediligono l'arma bianca.
Il ponte inglese è viscido di pioggia e, ben presto, anche del sangue versato da entrambe le parti.
Gli scivoloni e le cadute sono continui, anche l'Olonese cade un paio di volte ma prontamente si rialza.
La battaglia termina quando gli inglesi gettano a terra le armi. L'Olonese è molto magnanimo e fa passare a fil di spada i feriti più gravi che morirebbero, altrimenti, tra atroci sofferenze, e li fa gettare agli squali.
Il capitano inglese cede tutto il tesoro contenuto nella stiva e chiede la grazia ma l'Olonese non è stupido.
Per il capitano inglese e gli altri ufficiali verrà richiesto un riscatto, come di consueto, gli altri saranno venduti come schiavi.

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