Storie dal medioevo: Ego te absolvo

Il nostro poveraccio affamato è stato colto in fallo a rubare. A rubare ghiande marce in un porcile.
Il fattore voleva spellarlo vivo e darlo in pasto ai maiali ma, fortunatamente, è arrivato il conestabile a trattenerlo ed a convincerlo a chiamare il signore locale per decidere come trattarlo, signore che, per inciso, è il vescovo.
Il ladro viene legato ad un palo e messo alla gogna nel mentre che il conestabile, il fattore ed un paio di testimoni si preparano per portarlo a giudizio davanti al vescovo. Non ci vuole molto, giusto un paio d'ore durante le quali piove, ovviamente, e gli uomini sono pronti al viaggio.
Il palazzo del vescovo non è lontano, una mezza giornata appena di cammino, quindi si avviano di buon passo trascinandosi dietro, non troppo delicatamente, il malfattore.
Arrivati a palazzo, devono attendere prima di essere introdotti. Il vescovo è in una "riunione privata" che, detto in soldoni, significa niente popo di meno che è a pranzo. Il vescovo mangia 8 volte al giorno quindi è bello rubicondo… e non solo per le vesti.
Dopo due ore di attesa vengono introdotti ed espongono il loro caso.
Ovviamente il fattore vuole la testa del ladro ma sa bene che, secondo la bibbia, può solo pretendere le sue mani.
Il conestabile concorda ed anche i testimoni confermano il fatto ed anche loro chiedono una condanna piena.
Alché il vescovo, sentiti tutti, apostrofa il malfattore: "tu dimmi, sai che rubare è peccato?"
Con voce mesta e sconsolata risponde: "mio signore non sapevo di rubare"
"Oibhò, e cosa credevi di fare?"
"sua eccellenza, avevo fame ed i porci mi pareva m'avessero invitato a banchetto"
"Come come?"
"certo sua eccellenza, il più grosso mi ha proprio invitato"
"Non prendermi in giro, bestia, i porci non parlano. Perché hai rubato?"
"signore…" quasi singhiozzando "avevo fame e non credevo che prender due ghiande fosse male"
"Avevi fame?"
"ho fame"
Il vescovo, che dopo pranzato si sentiva sempre magnanimo, dopo aver pensato un po' nel silenzio più assoluto: "figliolo, ego te absolvo dai tuoi peccati però…" dopo una sentita pausa "dovrai ripagare il fattore lavorando per lui a ripulire il porcile a mani nude per un mese" e, rivolto al fattore che stava per iniziare le sue rimostranze, "lei, di contro, dovrà trattarlo come tratta i suoi porci e quindi gli lascerà mangiare il pastone che da ai maiali. così è deciso, andate in pace."