Vi fu un tempo in cui tutti erano tristi e sfiduciati, un tempo in cui su tutti dominava la paura e la miseria, un tempo in cui il tiranno dominava incontrastato e non c'erano alternative al terrore.
Tutti si arrabattavano, tutto era faticoso e nessuno era contento. Non c'era pace nel mondo né un momento di gioia.
A quel tempo, un uomo vagava da solo di luogo in luogo, senza una meta precisa, senza uno scopo preciso. Vagava.
Superava paesi, città, luoghi di battaglie e scontri mortali, fiumi, foreste e grotte nascoste. Senza batter ciglio camminava senza sosta alcuna, nemmeno lui sapeva cosa, eppure, cercava. Cercava senza sosta, senza posa, senza criterio e senza motivo.
Arrivò, stanco e sfiduciato, in un luogo non troppo lontano da casa. Veniva da un paese nascosto nell'antro di un bosco ai piedi di una collina.
Arrivò, dicevamo, dopo aver a lungo vagato, in un luogo non troppo lontano e, stanco e spossato, si sedette su un masso ivi posato.
La sera si faceva vicina, il sole calava già dietro la china.
Rimase seduto, tranquillo a gustarsi il tramonto rosato.
Poco lontano, strilli e furori, clamori e clangori, qualcuno batteva ad un'uscio con guanto di ferro.
La solita miseria dovunque.
La notte sopraggiunse.
Al mattino seguente una guardia lo scosse per farlo andar via.
L'uomo cadde a terra. Era morto.
Morto con un sorriso stampato sul volto.