L'uomo che pensava troppo

Erano anni in cui tutto sembrava facile, le informazioni viaggiavano veloci, le notizie raggiungevano chiunque in pochi istanti, tutto era rapidamente ed economicamente raggiungibile. Era l'epoca della grande comunicazione.
In quest'epoca d'oro però, molte informazioni si perdevano nella cacofonia di notizie. Qualcuno diceva che era semplicemente "rumore di fondo", un disturbo naturale della comunicazione. 1) Ai più, tranquillamente, non interessava affatto, "tanto" pensavano "le notizie che voglio ce l'ho comunque, se se ne perde qualcuna… pace".
Fu in questo periodo che si persero nozioni che erano note da tempi molto più antichi: ce n'erano sempre di nuove.
Fu in questo periodo che si perse la volontà di apprendere: bastava sapere ciò che serviva quando serviva.
Fu in questo periodo che nacque un uomo a cui tutto ciò, che tra l'altro comprendeva e sfruttava, non bastava affatto.
Egli imparò che sapere qualcosa non era la stessa cosa di comprenderla. Imparò che la conoscenza non era sapere ma era capire.
Imparò a comprendere.
A quel punto comprese cos'era la fame, ma non la fame di cibo per carità era anche un'epoca di abbondanza, quella non la conobbe mai direttamente ma solo indirettamente, no, la fame di sapere che aveva preso il mondo. Tutti volevano sapere ma tutti avevano troppa fretta conoscere.
Anche lui s'infoiò della fame. Solo che la sua non era fame di sapere come gli altri ma fame di conoscenza.
Cominciò a leggere di tutto. Dai classici, dai saggi, dai romanzi, dai fumetti. Da tutto apprendeva qualcosa. Da tutto acquisiva conoscenza.
Ma la fame non si placava, non riusciva a saziarsi anzi più conosceva più voleva conoscere.
Cominciò a leggere libri nuovi, poi vecchi, poi antichi, poi cominciò a riformulare le teorie dei classici, cominciò a cercare le basi di origine di miti, leggende e favole, riformulò le teorie sulle antiche religioni e sulle nuove, apprese le teorie politiche antiche e moderne, ne formulò di sue. Apprese le scienze (non tutte, non aveva il tempo per questo) nella misura che riteneva sufficiente a capire e si mise a teorizzare teorie nuove e vecchie.
Quindi cominciò a pensare.
Ma era un pensiero sterile, non produceva alcun risultato. Anche se teorizzava qualcosa d'innovativo, alla fine rimaneva nella sua mente, non cercava di mettere in pratica alcunché perché, pensava, a lui bastava sapere che era possibile.
Un giorno, tra i suoi pensieri, raggiuse la luce della consapevolezza di non aver ancora appreso niente. Ohhh sapeva di sapere molto, di questo si rendeva conto. Ma, questa sua brama di conoscenza aveva lasciato un vuoto in quella che lui definì anima.
Non conosceva le persone.
No, non è esatto. Sapeva molto su di loro. Sapeva com'erano fatti i loro corpi, le differenze fisiche tra genti e generi, sapeva come funzionavano le loro menti ed infatti, molte volte, riusciva a prevedere cosa pensavano. Aveva innate doti di psicologo ed antropologo.
Ma, alla prova dei fatti, in realtà non sapeva come interagirci.
No, non è esatto neanche questo, perché conosceva le teorie della comunicazione e dell'informazione, sapeva tutto (o quasi) della comunicazione verbale e non verbale, aveva rielaborato parte delle tecniche di lettura comportamentale.
Ma, in fondo, non le aveva apprese, le conosceva soltanto.
Pensò, così, che la sua fame di conoscenza era inutile, pensò che sapere e conoscere non bastavano e pensò che neanche apprendere bastasse.
Pensò che pensare, alla fine, era forse peggio di non pensare.
Però, non poteva smettere. Oramai lui era puro pensiero.

1)
Teoria dell'informazione