Vi era, in un tempo non troppo arcano, un uomo che credeva di sapere ciò che sapeva perché sapeva di sapere ciò che credeva di sapere.
Questa sua certezza veniva dal fatto aveva fatto un bagno nel fiume Eunoè 1) e, quindi, credeva di aver ricordato le cose buone apprese in tempi immemori e credeva, come molti suoi contemporanei 2), che apprendere è ricordare, ma lasciamo perdere questo dettaglio.
In realtà quest'uomo saccente non sapeva una cosa fondamentale.
Non sapeva che l'Eunoè nasce dalla stessa fonte del Lete 3) 4) 5) e non sapeva che le acque dei fiumi, dipendenti dalla morfologia del terreno, possono mischiarsi.
Grazie a questi rimescolamenti, mischiamenti, infrattamenti d'acque, etc. in realtà si bagnò nell'acqua del Lete.
Credendo di sapere, si spacciava per dotto, dotto di leggi, di scienze, di storia, di cultura, di religione…
Credeva di aver acquisito il sommo sapere e di non esser meno degli Dei in quanto a conoscenza.
Ovviamente, presto o tardi, qualcuno avrebbe dovuto farlo cadere dal piedistallo d'ipocrisia che si era costruito.
Incontrò un bambino che era nella fase dei "perché" ovvero quella fase in cui, per ogni cosa, chiede "perché"?
Tutti i genitori, i nonni, gli zii (a parte quelli più stronzi) conoscono e temono questa fase appunto perché il perché (scusate il gioco di parole) può far cadere dal pero chiunque.
Questo dotto parlava alle genti di meteorologia ovvero del colore del cielo e delle nuvole e delle acque e delle pioggie e dei venti e… di tutte quelle altre cose che hanno a che vedere col sole e con la luna e con le stagioni.
Mentre parlava, raccontando di come il vento fosse il soffio di Eolo 6) facesse spostare le nubi il bimbo pose il suo perché: "perché Eolo soffia aria gelida d'inverno ed aria calda d'estate?"
Il sedicente dotto non seppe che rispondere se non "non lo so" ed ovviamente il bimbo "perché non lo sai se sai tutto?"
Il dotto, così, cadde dal pero.