Gianni stava male. Aveva dolori al petto, al torace, tossiva, sputava sangue.
Ha consultato tutti di dottori, tutti i medici, tutti gli specialisti, tutti anche stregoni e veggenti.
Gianni stava per morire. Non aveva scampo l'unica incognita era il tempo. Quanto tempo gli rimaneva? Chi diceva giorni, chi mesi, chi anni, chi… ore.
Non c'erano cure. Nessuna, né che fosse comprovata, specialistica, innovativa, alternativa. Neanche pregare sarebbe servito a niente.
Non sapeva cosa fare. Ma era cinico, caparbio. Non vaveva eredi ma non voleva lasciare nulla allo stato.
Fece i suoi conti. Vendette tutto ciò che possedeva casa compresa e cominciò a spendere.
Le aspettative più rosee parlavano di altri due anni di vita bene lui fece i conti, ne aveva 79, e suddivise le spese per tre anni.
Ordinò la bara, il posto al cimitero, ordinò anche le corone di fiori, pensò a tutto ed il resto se lo mangiò.
Letteralmente.
Ogni giorno orge di cibi e bevande, banchetti luculliani, e poi musiche, giochi, frizzi e lazzi.
Tanto, diceva, se devo morire meglio satollo che di fame, e fanculo a tutti.
Se la godette, completamente, finché non finirono i soldi.
Finirono i soldi e si mise ad aspettare.
Aspettava ed aspettava ma, niente, la morte non voleva arrivare.
Passarono i giorni, poi le settimane, la fame cominciava a farsi sentire ma… niente soldi niente cibo.
Passò un mese… prese un cartone, un pezzo di carbone ci scrisse sopra qualcosa ed andò alla stazione.
Sul cartone c'era scritto, in un'italiano non troppo buono: "fate l'elemosina a Cianni, che è campato più d'ottant'anni".