Nel mezzo del cammin di nostra vita…
no no, che cazzo stai a dì? se non semo morti finora, si campa altri du' secoli, saremo sì e no ad un'ottavo…
Nell'ottavo del cammin della mi vita
(ma non vedi che sòna male così?, mica Dante era fesso)
mi ritrovai in der mezz'a'n bosco fitto
ma che bosco e bosco… a malapena un campetto d'olivi, nun fregà
mi ritrovai tra viti e olivi
ché la diritta via era smarrita
ahoooo ma quale via dritta e storta? dilla tutta, nun c'avevi nulla da fà e andavi a zonzo colla testa tra le nuvole…
mi ritrovai tra viti e olivi
a guardar le stelle in pieno giorno.
Il terren er'aspro e storto
ma che aspro e storto d'egitto… era dritto e liscio, c'avevan pure taglio l'erba…
ahò e lasciamela raccontà come mi pare! dannata coscienza!
In un giorno di sole non c'avevo nulla da fare e giravo per ulivi e vigneti nelle nostre campagne quando, in una pianta secolare, vidi la tana d'un'animale.
Bella grossa, non c'è che dire, di sbirciarci dentro avei l'ardire.
Uno stran'animale vi trovai, pareva dormire e non ci badai.
Dietr'egli stava un cartello che degli strani segni, fors'una lingua a me ignota.
L'animale un'occhio aprì e ridendo mi schernì:
'ohh sta' tranquillo caro amico… se vuoi conoscer ciò che devi, vien con me fin sotto al fico'
L'animale era sì strano… di fitto pelo rosso rivestito, su due zampe camminava e la mia lingua lui parlava.
Lo segui fin sotto a un fico di dimensioni colossali tanto che parean abissali.
Resomi il cartello la mi disse: 'leggilo e vedrai cosa tu scatenerai'
Che stranezza stravagante i segni sul cartella parea una lettera vagante.
Dopo un po' di perplessione m'arrivò la comprensione.
Sul cartello v'era scritto, e lo lessi a voce alta: 'se tu sei davanti al fico e vuoi tornar a casa intero lega stretto il cartello al dito'.
Non feci in tempo a pensar ohibò che 'l cielo s'oscurò e 'l terreno si squarciò.
Caddi, caddi, e continuai a cadere per un tempo che non mi era dato di sapere.
Quando mi fermai mi trovai di fronte un tizio un po' grandino incastrato con le corna a test'in giù.
Mi guardò un po' incazzato e mi disse con lo sguardo incavolato: 'screanzato d'un villano, perché sei sceso a questo piano?'
'non sai tu' quel gigante continuò 'che qua sotto può star sol chi pagar deve uno scotto?
torna sopra dammi retta e di venir qua non avere fretta'
'chi tu sei?' ni domandai 'che consigli tu mi dai? e incastrato te ne stai?'
'baiocco d'un furfante… mamma mia come sei ignorante, hai tu mai letto Dante?'
'ma va la non mi dire baggianate, se tu sei chi credo io, fammi veder il fuoco del tuo respiro'
Girando un po' di lato il suo gran soffio, illuminò un vano d'anime rigonfio.
'vai via amico mio, devi ancor sul globo pagar il fio' la mi disse premuroso
'come?' ni chiesi io 'amici io e te? io so sol che tu mn'ha dannato e non so per qual reato'
'non io t'ho dannato, ma il reato tuo è uguale al mio.
hai presunto te solo per te bastante e con ciò sei arrogante.
e questo, dice, è un gran reato tanto da bandirci dal creato.
potresti ancor salvar il tuo futuro, se dal cuore togli il duro.'
'tu racconti sol frescacce' ni risposi con gran calma 'potrei mai io far boccacce?'
Un turbine di vento si levò e sott'al fico mi ritrovai.