A quell'epoca gli Dei erano malvagi e funesti, mal sopportavano gli esseri buoni pur avendo bisogno di fedeli.
Ce ne fu uno che era troppo buono e, per questo, fu dannato dagli Dei all'eterna solitudine ed all'insoddisfazione dei propri desideri.
Non riusciva a capirne il motivo ma, per molto, moltissimo tempo tentò di soddisfare i propri desideri e tutto andava storto, succedeva di tutto, finanche la morte di altri individui.
E, accettata la cosa, sottostese alla condanna per un tempo infinito. Aveva ormai compreso che i suoi desideri non dovevano essere soddisfatti e, di conseguenza, aveva smesso pur'anche di averne.
Un giorno, dopo tanto penare, scoprì di averne seppellito uno nei meandri della propria anima e nella profondità della propria mente.
Una volta scoperto, non riuscì a toglierselo dalla mente ma non sapeva come fare.
Era molto, ma molto perplesso il desiderio era molto profondo quindi il contraccolpo doveva esser immenso.
Per un tempo lungo non fece alcunché rimase in silenzio pensante senza decider quel che fare.
Un momento preciso il suo cuore risolse per lui e tentò ciò che sapeva di non averne il permesso.
Gli Dei non atteser momento ed inflissero il loro eterno patimento.