====== Il Reverchon ======
Alcuni antichi testi segreti narrano di un'essere umano che ha sconfitto la morte. Certo, se ne leggono di tutti i colori: zombie, vampiri, immortali, licantropi, lungoviventi, ecc. ecc. ecc. ma questo, in realtà è un uomo normale, solo che… è morto ma ha continuato a vivere tra noi per molto tempo, come se nulla fosse.
È nato, non si sa bene quando, e, veramente, non si sa bene neanche dove, i testi non sono un granché precisi a riguardo e dato che, essendo alcuni in aramaico, altri in eblaita, ed altri ancora in sanscrito, e parlavano già di tempi remoti suppongo non lo sapessero neanche i primi relatori ma tant'è si sa, o almeno crediamo di sapere, cosa è successo dopo.
Dicevamo, ha vissuto una vita normale, niente di strano, ha combattuto alcune battaglie per vivere. La battaglia si svolgeva sotto un temporale, era, come tutti all'epoca, protetto da una corazza di cuoio ed usava armi, una spada ed una daga, di una lega di bronzo e rame, ed usava uno scudo, anch'esso della stessa lega. Un suo nemico lo colpì al cuore con la daga che si spezzò ed una parte rimase all'interno del corpo. Cadde in ginocchio e stava barcollando morente quando un fulmine lo centrò in pieno.
Il cadavere rimase lì, sotto la pioggia ed i fulmini che lo colpivano di quando in quando per alcuni giorni.
Quando la pioggia smise i razziatori di morti fruvagano i cadaveri per raccogliere tutto il raccoglibile rimasto e poterlo rivendere e, trattarono allo stesso modo anche il nostro uomo, ovviamente, essendo morti non potevano fare obiezioni di sorta.
Quando i razziatori se ne andarono corvi ed avvoltoi cominciarono banchettare, un occhio di qua, un dito di là, un orecchio qui, un naso lì… e così via. Per alcuni giorni si dedicarono a questo banchetto.
Ricominciò la pioggia ed alcuni cadaveri erano rimasti intatti, anche il nostro, forse perché la puzza di bruciaticcio non piaceva alle cornacchie.
Tuoni fulmini saette. Erano passati una decina di giorni dalla battaglia.
Una nuova scarica di fulmini colpì il nostro cadavere, probabilmente attratti dal pezzo di daga rimasto conficcato nel cadavere.
Silenzio. L'acqua cade silente. Il tempo sembra fermarsi.
Un ultimo fulmine con un boato infernale lo colpisce.
Il tempo si placa. Smette la pioggia di cadere.
Un allodola, nel bosco, attacca a cantare.
Con un sospiro impetuoso l'uomo si scuote, tossisce, apre gli occhi. Vive.
Da quel momento non è più invecchiato, nessuna ferita subita, per quanto grave, non si è rimarginata in poche ore. Non ha più patito la fame, la sete, il sonno.
Spesso ha cercato la morte, in tutti i modi possibili ma non è riuscito a morire.
Con quella daga nel petto ha convissuto a lungo, finché non è scomparso… chissà forse ancora vaga da qualche parte.