Mentre tornavano da un giro di questua due frati trovarono, steso a terra lungo la strada del bosco, un frate sconosciuto steso a terra.
Avvicinatisi s'accorsero che il giovane era stato colpito alla testa da qualche malvivente che, tra l'altro, l'aveva derubato anche dei sandali.
Non sapendo cosa fare per aiutarlo decisero di caricarlo sul carretto che conducevano e portarlo all'abbazia così che Frà Giuliano, che cura l'infermeria, potesse prestare le prime cure al malfermo.
…
Un soffitto sconosciuto sulla mia testa, luce proveniente da una finestra lontana.
Sono coperto solo da una coperta di lana grezza, mi volto per guardarmi intorno. Una sedia poco lontana con sopra appoggiato un saio e delle braghe, devo essere in un monastero o qualcosa del genere.
Non vedo nessuno mi tiro su, mi gira la testa. Ho fame, ho sempre fame, non ricordo quand'ho mangiato l'ultima volta… ricordo che cercavo di catturare una lucertola od una cavalletta, qualcosa da mettere sotto i denti insomma.
Forse i frati mi daranno qualcosa da mangiare; in un monastero c'è sempre un refettorio: i frati mangiano 3 volte al giorno, abbondantemente. Ho fame.
Cerco di alzarmi, le gambe malferme a malapena mi sorreggono. Indosso brache e saio, non posso andare in giro così.
Noto dei sandali, calzo anche quelli… sono di legno ma è sempre meglio che camminare scalzi.
Mi aggiro nel chiostro, cerco le cucine, il mio naso mi indica la strada.
Il naso mi conduce nel refettorio, da lì alla cucina. Una pentola sobbolle sul fuoco. Ad un lavabo gocciola acqua… mi disseto.
Calmata la sete cerco la dispensa, un tozzo di pane, qualcosa. Nella dispensa trovo uno sfilatino: lo divoro in 3 bocconi.
Faccio manbassa si pagnotte che nascondo sotto la tonaca. Continuo a mangiar pane.
Leniti i morsi della fame mi siedo a pensare. Con la pancia piena si pensa meglio.
…
"Sveglia poltrone, che ci fai qui?" qualcuno mi scuote, mi sveglio appoggiato ad una tavola.
Alzo lo sguardo verso il mio persecutore: un sorridente frate panzone, dev'essere il cuciniere. Decido di fare l'ebete e faccio cenno di voler mangiare.
"Hai fame? Bene, è un po' presto ma penso di poterti dare un po' di minestra" ed immerge in un pentolone un mestolo e versa il contenuto in una ciotola che mi porge insieme ad un cucchiaio e del pane: "Tho, mangia, saziati, io torno tra poco." ed esce.
Mangio. Che bello mangiare.
Torna il cuciniere insieme ad un'altro frate anziano.
"Sono l'abate Sandro, tu chi sei?" mi chiede.
Tra un morso e l'altro faccio il segno di esser ebete, così non mi daranno fastidio.
Il cuciniere, rivolto all'abate: "ve l'avevo detto, deve essere un povero stolto".
…
La giornata scorre tranquilla, attendo la cena. Ho fame, ho sempre fame.
Rimarrò alcuni giorni, quando cominceranno a chiedermi di fare qualcosa… andrò via, scapperò. Non sono un frate come loro, a me basta mangiare. Nel frattempo racimolirò pagnotte a tutto spiano.
…
Che bella la vita dei frati, sempre a mangiare, sempre.