Percezione

Dianzi (prima, ieri, oggi, domani è uguale) pensavo alla percezione di se.
Nel senso che ciò che una persona percepisce, pensa, vede, sente di se è necessariamente diverso da quanto gli altri percepiscono, pensano, vedono e sentono di te.
Sì, sì, concetto un po' astruso, lo ammetto ma mi perdonerete, spero.
Ma pensate un attimo, chessò, ad un pittore che fa un autoritratto: esso è necessariamente diverso da quanto farebbe un ritrattista esterno, così come un biografo scriverebbe una storia completamente differente da un autobiografo.
Ciò che ognuno sente, vede, pensa e suppone di se stesso è differente da quanto viene percepito dagli altri e non intendo il concetto di uno, nessuno, centomila Pirandelliano. Certo è vero che all'esterno la percezione è differente per ogni osservatore ma mai è come quella interna, autoctona, autoformata.
Provo (sicuramente male) ad illustrare il concetto in maniera empirica e semplicistica.
Poniamo il caso che si possa riassumere il concetto, l'opinione, il pensiero e tutto quanto concerne una persona qualsiasi con una valutazione completa da 1 a 10.
Ovviamente il concetto che ognuno ha di se può essere sia ottimistico che pessimistico: un ottimista si autovaluterà con una votazione alta, diciamo 10, mentre un pessimista con una votazione tendenzialmente bassa, anche se probabilmente tendente almeno alla sufficienza, diciamo 6/7. Ovviamente, ci saranno le eccezioni che si autoflagelleranno dandosi voti pessimi (chessò, un 4, non credo esistano autocritici di un livello più alto) ed altri che si autoincenseranno dandosi voti altissimi (almeno la lode) ma, tralasciando gli estremi; l'autovalutazione sarà, probabilmente tendenzialmente positiva (anch'io che mi reputo un emerito stronzo/bastardo/e compagnia bella tenderei a darmi quantomeno la sufficienza o forse più… anche se non credo che dall'esterno sarei mio amico o riuscirei a sopportarmi).
Quindi pensavo no… se l'autopercezione è così, passatemi il termnine, autoincensante e quindi non può essere presa criticamente in considerazione quanto astrazione valida per una valutazione dell'essere in se l'unica cosa valida sarebbe un mediare sulle valutazioni esterne.
Ma anche lì… siccome ognuno ha una percezione diversa di chiunque altro: data dalla propria storia personale, dal proprio carattere, dalle caratteristiche del valutato, dalla situazione di percezione, dall'istinto del percepente, dalla situazione di conoscenza, dalle situazioni di prosecuzione valutazione e compagnia bella…
Questo significa che ogni valutazione, ogni percezione, ogni idea su un qualsiasi essere, oltre essere naturalmente soggettiva… non può essere valutata empiricamente né caratterizzata obbiettivamente.
Ergo a parte considerare l'autopercezione come tendenzialmente ottimistica e inutile… niente e nessuno può essere valutato né autovalutarsi… in quanto, statisticamente parlando di un campione adeguato, è plausibile incontrare sia l'opinione estremamente positiva che quella estremamente negativa.

Ergo soggetto/oggetto ed oggetto/soggetto sono rispettivamente soggettivamente/oggettivamente differenti da una visione oggettivante/soggettivante.
Ne consegue che la percezione è una semplice illusione e la realtà non esiste.
Cioè… che niente è reale ma pura percezione ergo un'illusione irreale e soggettiva di una realtà oggettiva che non esiste in sè.